OSSERVATORIO AGRI&FOOD DI CREMONAFIERE Notiziario n.17 del 11 marzo 2014

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LATTE

Grana Padano, +5,87% l’export del 2013

Il Grana Padano ha consolidato nel 2013 la sua leadership di formaggio Dop più consumato nel mondo. Lo rende noto il Consorzio di tutela sottolineando inoltre che nei primi undici mesi dell’anno che ci siamo lasciati alle spalle le esportazioni hanno registrato un incremento del 5,87%. “Si tratta di un risultato davvero lusinghiero – è stato il commento del direttore generale del Consorzio, Stefano Berni – che vede la Ue incassare un +7% e gli altri Paesi al di fuori dell’Unione europea un +4%”. I risultati conseguiti premiano l’investimento sulla promozione fatto in Germania, che nel 2013 ha raggiunto i 4 milioni di euro, dove si è registrato un incremento di prodotto importato pari all’8,5%: in totale 350mila forme consumate. A seguire, su questo ideale podio dei paesi importatori, la conferma arriva dagli Stati Uniti con 160mila forme/anno seguiti dalla Svizzera, con quasi 140mila forme. All’interno dell’area comunitaria l’Austria ha fatto registrate una crescita del 15%, la Spagna dell’11%. Sorprendente l’exploit della Russia con una quota esportata di Grana Padano pari al 25%. Se nel nostro Paese i consumi non hanno seguito l’andamento caratterizzato dall’export, non si può sottovalutare in ogni caso una sostanziale tenuta rimasta pressochè invariata rispetto al 2012. “Si tratta di un buon risultato visto l’andamento negativo dei consumi alimentari italiani – ha commentato Berni – a cui dobbiamo aggiungere il calo del 3% delle scorte registrato al 31 dicembre 2013”.

 SUINI

Sempre negativa la redditività degli allevatori. Il Prosciutto di Parma Dop arranca sul prodotto non tutelato

La flessione delle quotazioni di mais e soia non sono bastate a invertire la rotta. La redditività dei suinicoltori italiani nel quarto e ultimo trimestre del 2013 è tornata a peggiorare. Lo rende noto il Rapporto trimestrale sulle filiere suinicole di Crefis. Rispetto al trimestre precedente infatti, la flessione è stata pari al 4,7% anche se rispetto allo stesso periodo del 2012 ha registrato un +4,6%. La redditività – si legge ancora nel documento – è peggiorata anche a livello medio Ue, -4%, su base congiunturale. In questo caso però la variazione su base tendenziale è rimasta positiva incassando un +21,9%, a dimostrazione che sugli altri mercati europei esiste una situazione nettamente più favorevole. Per quanto riguarda la fase di macellazione, la redditività registrata nel quarto trimestre dell’anno ha in parte recuperato terreno rispetto alla contrazione del trimestre precedente. L’aumento è stato infatti pari a un +5,6% che si traduce in un +7,3% su base tendenziale. Male invece la redditività del Prosciutto di Parma Dop che a confronto del terzo trimestre 2013 ha incassato -6,1% per la tipologia più leggera e -6,5% per quella più pesante. Se si confronta il dato con lo stesso periodo del 2012 la contrazione è stata addirittura -20,1% per la tipologia leggera e -13,4% per quella pesante. Ha continuato invece ad aumentare la redditività dei prosciutti non tipici: +10,1% per quelli leggeri e +8,2% per quelli pesante.

Infine alcuni dati sulla redditività registrata nello scorso mese di febbraio. Per gli allevatori il dato è negativo rispetto a gennaio con un -6%. La fase di macellazione incassa +6,1%, sempre su gennaio, e un +12,2% rispetto allo stesso periodo del 2012. Rimane stabile la redditività del Prosciutto di Parma Dop che resta però inferiore allo stesso prodotto non tutelato.

MATERIE PRIME

Soia e mais, l’Usda prevede produzione e quotazioni in discesa

Nel secondo semestre dell’anno i magazzini di soia avranno una consistenza inferiore del 35% rispetto alla media degli ultimi cinquant’anni, dovuto in parte all’aumento della domanda da parte della Cina. E’ la previsione dell’Usda (Dipartimento Agricoltura degli Stati Uniti) riportata in una nota di 3tre3.it in cui si legge inoltre che il calo del 40% del valore del mais negli Usa registrato lo scorso ha spinto gli agricoltori a seminare più soia. Attualmente i prezzi denunciano -6% rispetto alle quotazioni del 2013, e comunque quelle di mais e frumento hanno dovuto incassare cali ancora più importanti. Secondo le ultime stime, negli Stati Uniti la superficie coltivata a soia dovrebbe aumentare del 6%, raggiungendo la quota record di 32,9 milioni di ettari. I terreni invece coltivati a mais dovrebbero diminuire del 2% anche a seguito degli ingenti quantitativi raccolti nel 2013. Infine, per quanto riguarda un grande competitor degli Stati Uniti, il Brasile, l’Usda prevede che questo Paese produrrà una quantità molto elevata di soia, sorpassando per la prima volta gli Usa e diventando il primo produttore mondiale.

AVICOLO

Il settore reclama interventi concreti per il suo rilancio

Il presidente della Federazione regionale allevamenti avicoli di Confagricoltura Lombardia, Gianni Comati ha scritto all’assessore all’agricoltura della Regione Lombardia Gianni Fava per suggerire e favorire tutte quelle soluzioni che potrebbero aiutare il comparto in un momento così delicato.

Secondo i dati dell’ultimo censimento generale dell’agricoltura (risalente al 2010), le aziende italiane impegnate nel settore sono 23.953, ovvero il 95% in meno rispetto al precedente censimento (quando se ne contavano quasi 478mila). Solo in Lombardia, viene allevato quasi il 16% di tutto l’avicolo nazionale per un valore di produzione che nel 2011 è stato di 447,7 milioni di euro, cui vanno aggiunti altri 198,2 milioni di euro per le uova.

Oltretutto il trend di consumo di carni bianche è in crescita e questo per la sempre maggiore richiesta di carne a un prezzo contenuto. Ciò nonostante, non si registra al contempo un proporzionale aumento di produttività e redditività degli allevamenti, che viene quindi compensato con una pericolosa impennata delle importazioni.

La Federazione auspica quindi una serie di interventi urgenti quali l’etichettatura delle carni avicole, una burocrazia più snella, interventi strutturali per l’ammodernamento degli allevamenti e la riduzione dei costi di produzioni

AMBIENTE

BioEnergy Italy, Cremona si conferma punto di riferimento europeo per l’energia rinnovabile

A BioEnergy Italy (CremonaFiere 5-7 marzo 2014) si è visto un settore in piena evoluzione: in un momento di grande cambiamento e nuove regole, le nuove tecnologie vengono incontro alle imprese che vogliono sfruttare uno scenario internazionale dinamico e ricco di opportunità.

La manifestazione si è infatti confermata come un punto di riferimento europeo e uno strumento commerciale di grande efficacia: a Cremona si sono visti esclusivamente operatori professionali altamente qualificati e soprattutto con una forte domanda di informazioni per sviluppare nuovo business.

I numerosi appuntamenti in programma tra workshop e seminari tecnico-scientifici sono stati tutti molto frequentati, con particolare riferimento a quelli che hanno proposto temi assolutamente innovativi e freschi.

“Quest’anno a BioEnergy Italy abbiamo parlato molto di biometano, bioraffinerie e chimica verde – ha dichiarato Antonio Piva, presidente di CremonaFiere -. Settori in cui il comparto agricolo può giocare un ruolo da grande protagonista, ma da cui anche l’industria alimentare e le amministrazioni territoriali possono trarre grandi benefici. La trasformazione degli scarti agroindustriali in energia e in nuovi sottoprodotti è sempre più strategica al fine di ampliare il raggio d’azione delle imprese e dello sviluppo di nuovo business”.

E l’esempio nazionale è sempre più interessante anche per le imprese estere: a Cremona si sono viste delegazioni di operatori professionali da tutto il mondo, arrivati per scoprire non solo le novità tecnologiche, ma soprattutto il modello italiano in questo settore.

“BioEnergy Italy è la dimostrazione che quando una Manifestazione è pensata e realizzata per rispondere concretamente ad esigenze professionali specifiche, si raggiungono buoni risultati: i nostri espositori ci hanno confermato che anche quest’anno hanno fatto buoni affari direttamente in Fiera e hanno incontrato gli interlocutori giusti (questa edizione ha registrato 6.203 operatori professionali). Questo è il nostro obiettivo: essere uno strumento di marketing collettivo per contribuire a promuovere l’intero settore delle fonti rinnovabili di energia”, ha concluso Piva.

 

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