OSSERVATORIO AGRI&FOOD DI CREMONAFIERE Notiziario n.29 del 10 luglio 2014

latte
>> LATTE
 materie prime
>> MATERIE PRIME
suini
>> SUINI
 ambiente
>> AMBIENTE

LATTE

Parmigiano Reggiano, continua l’ascesa delle esportazioni verso gli USA

Continuano ad aumentare i consumi di Parmigiano Reggiano nel mercato del Nord America. Nei primi tre mesi dell’anno si è registrato un +2,7% delle esportazioni negli Usa e un +12,7% nel Canada, in un quadro decisamente positivo delle esportazioni totali, che nello stesso periodo hanno fatto segnare un +4,8%. Lo rende noto il Consorzio di tutela che sottolinea come questi dati si inseriscano in uno scenario che vede il mercato Usa al primo posto dei mercati extraUE con il 16,4% dell’export del Parmigiano Reggiano e al quarto posto nella classifica totale, immediatamente a ridosso dei maggiori mercati europei, con la Francia al primo posto con il 19,4%, seguita dal Regno Unito con il 17% e dalla Germania con il 16,8%.

E’ all’interno di questo quadro che il Consorzio del Parmigiano Reggiano ha partecipato al Fancy Food Show di New York, la più importante fiera alimentare del nord America con oltre 20mila visitatori, 180mila prodotti e 2.400 espositori provenienti da più di 80 Paesi.

Proprio da qui è venuta l’ulteriore conferma dell’importanza del mercato Usa per il Parmigiano Reggiano: un mercato non ancora “maturo” – sottolinea il Consorzio – che vede rafforzarsi la propensione al consumo di prodotti naturali e che esprime un grande potenziale di sviluppo, come dimostra non solo l’andamento dei primi mesi del 2014, ma anche la tendenza degli ultimi anni, che hanno visto un incremento sia nel 2012 (oltre il 6%) sia nel 2013 (oltre il 4%).

“Il Parmigiano Reggiano – spiega il Consorzio di tutela – si è affermato negli Usa come una delle eccellenze della tradizione alimentare italiana soprattutto per due tratti distintivi: il fatto di essere un prodotto completamente naturale e l’ampia gamma di stagionature che è in grado di offrire ai consumatori”.

 SUINI

Bene a giugno la redditività degli allevatori. Peggiora invece quella di macellatori e stagionatori

L’apprezzamento del suino pesante e la contrazione delle quotazioni di mais e soia hanno permesso ai suinicoltori, nello scorso mese di giugno, di registrare un +4,5% nella redditività dei loro allevamenti. Lo rende noto Crefis (Centro ricerche economiche sulle filiere suinicole) che sottolinea come invece la redditività della macellazione sia peggiorata, incassando un -3,4% rispetto a maggio, in linea comunque con il dato rilevato l’anno prima. Anche la redditività degli stagionatori dei prosciutti Dop leggeri ha dovuto accontentarsi di un -0,4% mentre quella dei prosciutti Dop pesanti è rimasta stabile. Per quelli non tutelati continua la fase di aumento, sia per quelli leggeri che per quelli pesanti, che in termini di redditività hanno registrato un +4% su maggio. Per quanto riguarda il prezzo medio mensile dei suini pesanti da macello quotati dalla Cun la cifra è di 1,518euro/kg, in crescita del 3,9% rispetto a maggio e del 7,8% se confrontata a un anno fa. Infine, sempre secondo le elaborazioni di Crefis, nel primo trimestre del 2014 il commercio estero dell’Italia di suini, carni suine e salumi ha incassato un saldo finale negativo pari a -280,4 milioni di euro, in peggioramento di 5,3 milioni di euro rispetto allo stesso periodo del 2013.

 MATERIE PRIME

Mais ucraino, le analisi Assalzoo scongiurano la presenza di diossina

All’indomani dell’allerta nazionale attivata per la presenza di diossina in una partita di mais proveniente dall’Ucraina, Assalzoo (Associazione nazionale tra i produttori di alimenti zootecnici) rende noto che il settore mangimistico, in risposta all’attivazione dell’allerta, ha prontamente fornito alle Autorità competenti tutta la collaborazione necessaria per individuare gli allevamenti a cui sono stati forniti lotti di mangime contenente il mais in oggetto. Assalzoo ricorda che i risultati delle analisi effettuate in autocontrollo dai propri associati presso laboratori accreditati per la determinazione della diossina, hanno dato tutte esito favorevole e sono sotto il limite legale. Ne consegue che i mangimi composti prodotti e commercializzati dalle aziende mangimistiche aderenti ad Assalzoo rispettano i limiti di legge imposti e tutelano la sicurezza alimentare del consumatore. Inoltre le analisi effettuate, nel 2013 e 2014, nell’ambito del sistema di autocontrollo aziendale a livello nazionale su partite di mais proveniente dall’Ucraina evidenziano un livello di diossina compreso tra lo 0,13 e 0,16 ng OMS PCDD/F-TEQ/Kg, ossia molto al di sotto del limite legale di 0,75. Detti risultati sono in linea anche con quelli raccolti a livello europeo dalla task force “diossina” costituita nel 2011 in seno a Fefac (Federazione europea dei produttori di alimenti composti). Assalzoo conferma che, per quanto a propria conoscenza, le analisi effettuate sino ad ora sui prodotti di origine animale hanno dato esito favorevole, ossia risultano sotto i limiti previsti per gli alimenti ad uso umano. Sulla base di tali risultati le Autorità hanno provveduto allo sblocco di tali allevamenti.

 AMBIENTE

La politica non aiuta il settore delle rinnovabili

In un articolo apparso sul numero 26 dell’Informatore Agrario, il direttore Antonio Boschetti punta il dito sulla politica che a suo giudizio, con la complicità della burocrazia, sta affondando il settore delle energie rinnovabili. “Le aziende agricole che hanno investito milioni di euro nel settore della produzione di agroenergie – si legge – da mesi producono e immettono nella rete nazionale energia elettrica ma nessuno le paga”. Le aziende più interessate sono ovviamente gli allevamenti da latte e da carne (bovini e suini). La causa principale di questa situazione, continua Boschetti, va addebitata a una normativa farraginosa e a una strisciante opposizione politica alle energie rinnovabili. “La normativa sui controlli documentali affidati al Gse in fase di rilascio della tariffa è talmente articolata da determinare spesso sovrapposizioni con la procedura autorizzativa. Accade così che un impianto autorizzato dalla Regione o dal Comune non passi l’esame del Gse”. Il direttore dell’Informatore Agrario riporta poi i casi di due imprenditori che si sono trovati nelle spire di questa situazione. Amara e molto interlocutoria la chiosa dell’articolo. “Il settore è davvero in crisi – si legge – il plafond di 130 MW annui riservato alle biomasse, al biogas e ai bioliquidi non è stato raggiunto nel 2013 e le previsioni per il 2014 sono ancora più nefaste. E la responsabilità ricade ancora una volta su una politica irresponsabile e incapace: dal taglio degli incentivi troppo rilevante nel 2012 ai tentativi di tassazione del Governo Renzi passando per le difficoltà nell’acquisizione della tariffa incentivante hanno minato la determinazione degli imprenditori a investire sulle agroenergie”.

 

 

 

Leave a reply