OSSERVATORIO AGRI&FOOD DI CREMONAFIERE Notiziario n.31 del 08 agosto 2014

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SUINI

Meno scrofe e profitti, tutto il mercato europeo è in sofferenza

La Direzione Generale dell’Agricoltura e dello Sviluppo Rurale della Commissione europea ha recentemente pubblicato un rapporto sul mercato comunitario delle carni suine da cui si desume una situazione di incertezza del mercato legata a numerosi fattori. Lo rende noto l’Anas (Associazione nazionale allevatori suini). In primis, la Commissione rileva che con l’entrata in vigore della Normativa sul benessere delle scrofe, nel 2013 il loro numero è calato dell’1,6% rispetto all’anno prima, scendendo a 15,2 milioni di capi. Questo aspetto, unito ai bassi profitti che i suinicoltori hanno incassato negli ultimi anni, si traduce in una riduzione del numero di suinetti e in una conseguente crescita del prezzo medio a suinetto (+9% rispetto alla media Ue 2012-13). In questo contesto la produzione di carne suina nel 2014 dovrebbe aumentare solo marginalmente di un +0,2% con livelli produttivi più sostenuti in Danimarca e nei Paesi Bassi che compenseranno i cali di produzione di Francia, Germania e Spagna. Secondo il Rapporto della Commissione, se le condizioni generali del mercato miglioreranno, nel 2015 la produzione potrebbe recuperare a un ritmo leggermente più sostenuto pari a un +0,8%.

  AVICOLO

Nasce in Emilia Romagna l’Organizzazione Interprofessionale delle uova

Dopo pomodoro da industria, pere e carni suine, la regione Emilia Romagna dà i natali ad una nuova Organizzazione Interprofessionale, pronta a qualificare un comparto importante del Belpaese per la rilevanza economica e occupazionale che riveste, quello delle uova e degli ovoprodotti. Si tratta dell’Organizzazione Interprofessionale Interregionale Filiera Uova che rappresenta quasi tutti i produttori italiani, pari a oltre 35 milioni di galline ovaiole allevate sul totale nazionale che supera di poco i 40 milioni. La nuova OI riunisce tutta la filiera dell’uovo presente in Italia. Dalla produzione alla vendita infatti si tratta di circa 300 aziende disseminate tra Piemonte, Lombardia, Veneto, Emilia Romagna, Umbria iscritte a Assoavi, la più grande realtà associativa del settore a livello nazionale.

Si tratta di una scelta strategica adottata dal comparto delle uova e degli ovoprodotti che marca una svolta investendo nella valorizzazione produttiva italiana attraverso il sistema della filiera. Un modo per favorire un miglior equilibrio tra domanda e offerta.

 AMBIENTE

Le bioplastiche conquistano anche la Coca Cola

Parte la corsa delle bioplastiche. Inizia così l’articolo apparso sul sito Repubblica.it del 4 agosto scorso firmato da Antonio Cianciullo. Nel testo, l’autore sottolinea che addirittura la Coca Cola “entra in pista con 2,5 miliardi di bottiglie già distribuite in nove Paesi e l’obiettivo di completare la sostituzione di quelle in vetro entro il 2020”. PlanBottle è il nome del nuovo contenitore in Pet riciclabile “realizzato usando fino al 30% di materiali di origine vegetale – in larga parte canna da zucchero brasiliana – anziché fossile. In questo modo, sostiene la multinazionale americana, si dà un contributo all’abbattimento dell’impatto ambientale del packaging perchè produrre bottiglie di plastica riciclabile con una percentuale sempre maggiore di materiale vegetale significa fare un ulteriore passo avanti nella conservazione delle risorse e nella riduzione dei rifiuti”. Cianciullo evidenzia inoltre che il settore delle bioplastiche sembra comunque destinato a una crescita molto veloce e dà spazio a una riflessione di Beppe Croce, direttore di Chimica Verde Bionet il quale afferma che “c’è una forte spinta anche nel settore delle plastiche biodegradabili. Oltre agli shopper in Mater-Bi che hanno fatto scuola in Europa, c’è la Sant’Anna che ha messo in commercio la prima bottiglia al mondo di acqua minerale realizzata in Pla prodotto da Natureworks e derivato dalla fermentazione dell’amido di mais: si biodegrada in meno di 80 giorni senza lasciare traccia nell’ambiente. La Polycart di Assisi, partner di Novamont, ha invece realizzato buste biodegradabili e compostabili per prendere l’ortofrutta nei supermercati. E poi ci sono le cassette refrigeranti per la pesca in Pla espanso. Sono biodegradabili e compostabili e quindi se abbandonate in mare si degradano in tempi brevi: un grande vantaggio visto che le cassette in polistirolo espanso, difficili da pulire, spesso vengono buttate via senza troppi scrupoli“.

LOTTA ALLE CONTRAFFAZIONI

Dal Mipaaf misure efficaci anche contro l’Italian sounding

Il tema delle contraffazioni nell’agroalimentare e dell’Italian sounding torna periodicamente alla ribalta. È di questi giorni la notizia della proposta che il ministro Maurizio Martina ha portato al segretario all’Agricoltura degli Stati Uniti Tom Vilsackdi introdurre nella legislazione Usa il divieto di evocazione per contrastare l’uso dell’Italian sounding che tecnicamente non è contraffazione ma ruba enorme fette di mercato ai nostri prodotti sui mercati del mondo. D’altro canto le dimensioni economiche del fenomeno sono impressionanti. Il Censis ha quantificato in oltre 1 miliardo di euro i beni agroalimentari contraffatti nel nostro Paese. Un danno all’economia del sistema-Italia elevatissimo, sia in termini di riduzione del Pil ma soprattutto in termini di occupati e di imposte perdute. Il cosiddetto Italian sounding, ovvero tutti quei prodotti che nel marchio richiamano indebitamente l’italianità del prodotto, nel 2009 a livello mondiale valeva circa 60 miliardi di euro. Dei quali 24 miliardi in Nord America, 26 miliardi in Europa e 10 miliardi nel resto del mondo. “Ma gli effetti negativi al sistema economico sono anche maggiori di quanto stimato – spiega Gabriele Canali, docente Smea e direttore Crefis, che alla presentazione del rapporto Inea Il commercio con l’estero dei prodotti agro-alimentari ha svolto una relazione proprio su questi temi – Sono da valutare anche altri guasti sul sistema produttivo italiano: maggiori difficoltà sui mercati dei prodotti autentici (quantità ma anche prezzo e ciclicità); selezione avversa delle imprese (favoriti gli imitatori e i falsari). Senza sottovalutare i danni ai consumatori, italiani e, soprattutto, del resto del mondo: errata valutazione (e pagamento) per la qualità dei prodotti acquistati e minore varietà dell’offerta in termini di sopravvivenza dei falsi e scomparsa dei prodotti autentici”.

 

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