OSSERVATORIO AGRI&FOOD DI CREMONAFIERE Notiziario n.32 del 5 settembre 2014

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LATTE

Bruxelles interviene per fronteggiare l’embargo russo. A giorni partirà l’ammasso privato per il Parmigiano Reggiano

L’embargo è scattato il 6 agosto scorso. Da allora la Russia ha chiuso le porte all’importazione di un largo paniere alimentare che comprende carne, prodotti lattiero-caseari, salumi, frutta provenienti dalla Ue, dalla Norvegia, dagli Stati Uniti, dal Canada dall’Australia come ritorsione per le sanzioni adottate nella crisi con l’Ucraina. Un danno, per il nostro Paese, calcolato in circa 700 milioni di euro.

“Il valore aggregato di tutti i formaggi italiani esportati verso la Russia ammonta a circa 43 milioni di euro – spiega al nostro Osservatorio Giuseppe Alai, presidente del Consorzio del Parmigiano Reggiano – pari a 7.200 tonnellate di prodotto. Per il Parmigiano Reggiano, dati 2013, parliamo di 11mila forme equivalenti a 450 tonnellate di prodotto che unito al Grana Padano porta a un quantitativo totale di 1.615 tonnellate per 14,8 milioni di euro”.

Lo stop all’importazione di prodotti agroalimentari europei da parte della Russia però non è stato un fulmine a ciel sereno. “Già nei primi mesi dell’anno – prosegue Alai – avevamo registrato una contrazione, tant’è vero che l’incremento dell’export non era andato oltre il 4%, a fronte del +21% incassato nello stesso periodo del 2013. Questo perché la Russia ha deciso di orientarsi per i suoi approvvigionamenti di prodotti lattiero-caseari verso i Paesi dell’America Latina e la Nuova Zelanda, che se da una parte possono garantire costi più contenuti, dall’altra non possono certo vantare la qualità di un prodotto come quella del Parmigiano Reggiano”.

Quali sono a questo punto le prospettive e quale destinazione prenderanno le forme di Parmigiano Reggiano che non potranno entrare in Russia? “Bisogna sottolineare che se guardiamo all’aspetto legato alla quantità non esportata il danno, di per sé, non è enorme. Lo è invece rispetto al collocamento del prodotto, soprattutto in un momento in cui, anche e soprattutto a causa della congiuntura economica in atto, stiamo registrando un calo dei consumi e un aumento produttivo che non fa bene alle quotazioni, attualmente ferme a meno di 8euro/kg, addirittura 1 euro in meno rispetto allo stesso periodo del 2013. Il Consorzio stava investendo molto sul potenziale russo – ragiona in conclusione Alai – tant’è vero che nell’arco dei prossimi 3 anni pensavamo di raddoppiare la quota esportata. A questo punto vanno riviste tutte le strategie a cominciare dalla possibilità di conquistare quote di mercato proprio in quei Paesi dell’America Latina che d’ora in poi esporteranno verso la Russia”.

“L’embargo voluto da Putin rappresenta per noi una sanzione assai pesante – gli fa eco attraverso una nota Stefano Berni, direttore generale del Consorzio Grana Padano –  Stiamo investendo da anni in Russia con eccellenti risultati in termini di consumi e corriamo il rischio di vedere svanire in un attimo questi sforzi economici e organizzativi che stiamo sostenendo da parecchio tempo. Negli ultimi dieci anni in Russia abbiamo investito oltre 2 milioni di euro per la promozione e, partendo da zero, siamo riusciti ad arrivare a esportare, nel 2013, 34 mila forme pari a un incremento del 23% e nei primi quattro mesi di quest’anno avevamo registrato un +14%. Senza  dimenticare il danno arrecato ai nostri progetti, come quello comunitario triennale, riguardante anche  la Russia, o iniziative specifiche, come, ad esempio, quella che prevedeva 10 mila assaggi di Grana Padano per un pubblico selezionato nella prima classe dei treni ad alta velocità sulla tratta da Mosca a San Pietroburgo”.

Nel frattempo però, è proprio di queste ore la decisione della Commissione europea riguardo l’estensione ai formaggi a pasta dura e a lunga stagionatura, tra i quali anche il “re dei formaggi”, delle misure già adottate per i prodotti freschi volte a tamponare i danni a carico dei produttori agricoli dovuti all’embargo della Federazione Russa verso le esportazioni di prodotti agroalimentari europei. In particolare, nei prossimi giorni scatteranno  specifiche misure per attivare l’ammasso privato del Parmigiano Reggiano. Soddisfatto Giuseppe Alai, che ha espresso apprezzamento per un provvedimento “la cui adozione si lega alla particolare attenzione e all’impegno del ministro Martina in sede europea. Questa apertura – sottolinea – è la risposta che attendevamo rispetto alle sollecitazioni espresse dal Consorzio del Parmigiano Reggiano e dal sistema rappresentativo dei formaggi Dop italiani. Nel merito, queste misure consentiranno di sostenere i produttori in una fase critica di mercato, nell’ambito della quale l’embargo russo chiude uno dei canali commerciali che si sono rivelati tra i più interessanti in questi ultimi anni in termini di crescita. L’auspicio è che vengano superate al più presto le situazioni che hanno portato alle sanzioni e all’embargo, ripristinando in tal modo il regolare scambio di prodotti come si conviene all’interno di un sistema di mercati aperti”.

 SUINI

Luglio conferma il buon andamento della redditività per gli allevatori

Ancora positiva la redditività degli allevatori nel mese di luglio. Lo rende noto Crefis (Centro ricerche economiche sulle filiere suinicole) di Mantova che sottolinea il +4,8% registrato dai produttori rispetto al mese precedente, frutto della combinazione tra prezzi dei suini in aumento e costi alimentari in diminuzione.

Male invece il dato legato alla redditività dei macelli: -2,9%, dovuto secondo gli analisti agli elevati costi di approvvigionamento dei suini e ai prezzi stagnanti, se non addirittura in calo, dei tagli freschi. Leggermente più positive le quotazioni delle cosce. Per quelle fresche destinate alla trasformazione in prosciutto crudo Dop l’aumento, rispetto a giugno, è stato del 2% nella tipologia leggera e dell’1,9% per quella pesante.

Le variazioni tendenziali restano comunque negative per la prima tipologia: -4,6% e positive per quelle più pesante: +3%. Profondo rosso per la fase di stagionatura che vede ancora una volta approfondirsi il divario della redditività tra prosciutti tutelati e generici. Per il Prosciutto di Parma, nelle due tipologie leggero e pesante, l’indice Crefis del mese di luglio ha segnato sul mese precedente rispettivamente -6,7% e -7,5% a cui fa da contraltare il +1,6 e il +2,1% dei prosciutti non Dop nelle tipologie leggero e pesante. Questo significa, sottolinea Crefis, che a luglio stagionare prosciutti non tutelati leggeri è stato di oltre il 18% più redditizio che stagionare prosciutti Dop. Un po’ meno ampio, ma ugualmente preoccupante, il differenziali nei prosciutti pesanti: +8,8% a favore del prodotto smarchiato.

 MATERIE PRIME

Mais, in rialzo le previsioni produttive mondiali previste a luglio

La produzione mondiale di mais per la stagione 2014-2015 è prevista in aumento, e più precisamente a 985.39 milioni di tonnellate. Un aumento che supera quello indicato dalle stime elaborate a luglio. I raccolti saranno maggiori negli Stati Uniti e nella Ue. Lo confermano le analisi condotte da Clal.it su dati Usda. Negli Stati Uniti la produzione dovrebbe registrare un +4,4 milioni di tonnellate rispetto alle previsioni di luglio, pari a 356.43 milioni di tonnellate, con una resa dei terreni pari a 10,63t/ha, il che potrebbe comportare un incremento dell’export e una maggiore produzione di etanolo. Nell’Unione europea l’aumento dovrebbe assestarsi a +1.4 milioni di tonnellate (67.05 milioni di t. totali) rispetto alle stime di luglio, grazie alle precipitazioni abbondanti e al clima favorevole di luglio. In diminuzione sono previsti i consumi europei di mais: -2 milioni di tonnellate. Riguardo la soia le previsioni parlano di una produzione invariata rispetto a quelle elaborate a luglio. Confermato il raccolto record degli Stati Uniti con un +16% rispetto alla stagione 2013-2014 e una resa dei terreni stimata a 3.09t/ha e una superficie coltivata pari a 33.64ha.

 AMBIENTE

Direttiva Nitrati, confronto Ministero-Regioni per la produzione e l’utilizzo del digestato

Lo scorso 5 agosto il ministro per le Politiche agricole Maurizio Martina e il collega titolare del dicastero all’Ambiente, Gianluca Galletti, hanno preso parte alla riunione del Tavolo di lavoro sui nitrati a cui hanno partecipato anche i rappresentanti delle Regioni maggiormente interessate all’attuazione della Direttiva nitrati.

Durante l’incontro, si legge in un comunicato diffuso dal Mipaaf, è stata presa in esame l’ultima versione del decreto interministeriale “Criteri e norme tecniche generali per la disciplina regionale dell’utilizzazione agronomica degli effluenti di allevamento e delle acque reflue, nonchè per la produzione e l’utilizzazione agronomica del digestato”.

L’analisi si è in particolare soffermata su alcuni aspetti di particolare rilevanza quali la suddivisione del digestato in agrozootecnico e agroindustriale; le condizioni per la sua assimilazione ai fertilizzanti di origine chimica; l’uso delle produzioni agricole dedicate da immettere negli impianti di digestione anaerobica; la possibilità di utilizzare metodi alternativi al limite di spandimento di 340kg/ha di azoto nelle zone non vulnerabili. Il documento verrà discusso dalla Conferenza Stato Regioni per il previsto parere.

 

 

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