OSSERVATORIO AGRI&FOOD DI CREMONAFIERE Notiziario n.34 del 31 ottobre 2014

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FIERE ZOOTECNICHE INTERNAZIONALI DI CREMONA

Puntare sul Modello Italia, soprattutto nell’export.

E’ questa la sfida vincente

Dal 22 al 25 ottobre scorsi Cremona è stata la capitale della zootecnia nazionale ed estera con la 69ma edizione della Fiera Internazionale del Bovino da Latte, la 18ma di Italpig e la seconda dell’International Poultry Forum. Quattro giorni ricchi non solo di scambi commerciali, ma soprattutto di spunti e soluzioni strategiche per affrontare un futuro che per il mondo agricolo e allevatoriale è ancora ricco di incognite, ma anche di interessanti opportunità, soprattutto sui mercati esteri che si stanno dimostrando più dinamici.

Ed è proprio sui mercati stranieri che si sta concentrando l’attenzione delle aziende, che quest’anno a Cremona sono riuscite ad incontrare gli interlocutori più interessanti per sviluppare nuovo business a livello internazionale: oltre alle delegazioni ufficiali da 13 Paesi organizzate direttamente da CremonaFiere, sono stati infatti migliaia gli operatori stranieri che si sono dati appuntamento a Cremona, ormai riconosciuta come uno dei principali eventi mondiali per la zootecnia.

“Abbiamo raggiunto un ottimo risultato per quanto riguarda la presenza di operatori esteri – ha sottolineato Antonio Piva, presidente di CremonaFiere – Merito anche della scelta che ci ha portato oggi a riunire sotto il cappello delle Fiere Zootecniche Internazionali di Cremona le principali filiere alla base dell’agroalimentare nazionale: latte, carne suina, avicoltura e trasformazione lattiero-casearia. Un’offerta così ampia e di qualità è stata in grado di attrarre oltre 3.700 operatori esteri da più di 20 Paesi”.

Ottenere il massimo possibile nella trattativa Ue-Stati Uniti sull’export, considerare l’Italian Sounding un’opportunità di espansione, intervenire radicalmente sui modelli organizzativi del settore primario, tematizzare efficacemente le questioni relative al reddito: questi i capisaldi della strategia comune da mettere a punto per la creazione di un vero e proprio ‘modello Italia’ in grado di promuovere l’agroalimentare di casa nostra in tutto il mondo. Il confronto (a cura di Assalzoo e CremonaFiere) fra i rappresentanti delle principali associazioni di categoria e il ministro delle Politiche Agricole Maurizio Martina è andato in scena nella mattina del 25 ottobre durante l’affollato convegno dedicato, per l’appunto, al cosiddetto Modello Italia dell’Agroalimentare. E a questo proposito, chiaro e netto è stato il giudizio di Martina sul Transatlantic Trade and Investment Partnership (Ttip) in discussione tra Ue e Usa: “Ritengo fondamentale il raggiungimento di un accordo con gli Stati Uniti: la contrattazione non sarà semplice, ma il patto offrirebbe all’Italia potenzialità di sviluppo elevatissime”.

 LATTE

Ritirate a Parigi forme di falso Grana Padano e Asiago Dop

L’agropirateria continua a essere al centro delle cronache. E questa volta a essere colpiti sono stati il Grana Padano e l’Asiago Dop. Per il Grana Padano, il fenomeno dei falsi, delle imitazioni e dell’utilizzo indebito del prestigioso marchio produce un danno complessivo annuo stimato in circa 1 miliardo di euro: 700 milioni all’estero e 300 milioni in Italia”. Al Sial di Parigi, svoltosi dal 19 al 23 ottobre scorsi, in uno stand di un’azienda della Lettonia è stato accertato l’utilizzo illecito delle Dop Grana Padano e Asiago. Immediatamente allertato, l’Ispettorato del ministero per le Politiche agricole italiano, che opera per la repressioni delle frodi (ICQRF), ha emanato un’ordinanza internazionale di blocco dell’usurpazione contro la Società lettone rea della contraffazione. Al centro dell’intervento numerose forme e pezzi di formaggio prodotti in Lettonia, del tutto simili per aspetto morfologico, colore e pezzatura al nostro Grana Padano e Asiago Dop, che riportavano in etichetta e in lingua italiana i nomi Grana e Asiago e “la ricetta tradizionale”.

In un comunicato diffuso dal Consorzio di tutela del Grana Padano, si legge che l’ICQRF ha immediatamente coinvolto le corrispondenti autorità francesi e la Commissione europea in base al Regolamento Ue che protegge e tutela le Dop e le Igp su tutto il territorio dell’Europa a 28, e che impone a ogni Stato membro di intervenire a tutela dei prodotti certificati di tutti i Paesi della Ue.

SUINI

Per scongiurare il crack del comparto serve una forte sterzata

Il sistema suinicolo nazionale è vicino al crack: è un vero e proprio grido di dolore quello che si è alzato nel corso degli Stati Generali della Suinicoltura, organizzato nella cornice delle Fiere Zootecniche Internazionali ospitate da Cremonafiere dal 22 al 25 ottobre scorsi. Un  dato su tutti spaventa l’intera filiera: “Il Prosciutto Crudo di Parma Dop, vanto assoluto dell’agroalimentare italiano, perde  ogni anno 700mila unità nel mercato interno – ha spiegato il presidente di Assosuini, Elio Martinelli – i consumi all’estero sono sì positivi, con un incremento annuo di 100mila pezzi,  ma questo non basta a scongiurare il concreto pericolo di fallimento del settore”. Parole dure e inequivocabili.

Le contromisure sono pronte, ma la loro attuazione dovrà scontrarsi con uno status quo ormai incancrenito: il ‘piano di salvezza’ presentato da Assosuini è stato applaudito sia dall’assessore all’Agricoltura della Regione Lombardia Gianni Fava che dal presidente nazionale di Federconsumatori Rosario Trefiletti, che, tuttavia, non hanno mancato di evidenziare come l’eccessiva frammentazione delle rappresentanze costituisca un ostacolo forse inscalfibile al raggiungimento dell’obiettivo. La proposta, infatti, prende le mosse da una precisa esigenza: quella di creare un Direttivo Nazionale della suinicoltura in grado di armonizzare le molteplici e contrastanti voci all’interno della filiera dando vita, così, ad un unico soggetto autorizzato ad agire a livello istituzionale. Il progetto di Assosuini si fonda, poi, su altri due punti fondamentali: da un lato la valutazione oggettiva delle carcasse (e delle cosce in particolare) attraverso la costituzione di una società finanziata dagli allevatori e garantita dal ministero dell’Agricoltura, dall’altro l’introduzione di un marchio, denominato “100% carne italiana”, a tutela della produzione italiana.

In coda, un plauso all’ambiziosa iniziativa di Assosuini presentata dal presidente, Elio Martinelli: “La nomina di unico portavoce delle esigenze di settore sarebbe una mossa assai utile non solo per il sistema, ma anche per la politica”.

 ENERGIE RINNOVABILI

Accordo UE sui nuovi target 2030. Un’intesa che soddisfa a metà

Nella notte del 24 ottobre scorso il Consiglio Europeo ha chiuso l’accordo sui nuovi target al 2030: il 27% di energia dovrà provenire da fonti rinnovabili; la riduzione delle emissioni di CO2 dovrà arrivare al 40% rispetto ai dati del 1990 e l’efficienza energetica dovrà superare il 27%. Questi gli aspetti che caratterizzano l’accordo, ma per Assorinnovabili l’impressione è che i Capi di Governo della UE si siano limitati ad assolvere un “compitino”, rimanendo sordi agli inviti di maggior coraggio che fino all’ultimo sono arrivati dal settore della green economy e perdendo lo slancio più rivoluzionario che aveva caratterizzato il pacchetto 20-20-20. “Pur apprezzando in parte il lavoro svolto – ha commentato il presidente di Assorinnovabili, Agostino Re Rebaudengo – ritengo si potesse e dovesse fare di più. In più occasioni avevamo chiesto che l’obiettivo per le rinnovabili non fosse inferiore al 30% considerando i tanti vantaggi che la produzione di energia verde ha saputo offrire e offrirà al nostro Paese in termini di emissioni evitate di CO2, minori danni alla salute dei cittadini, incremento di Pil e occupazione. Ci auguriamo – ha concluso – che nel processo di codecisione il Parlamento Europeo possa ancora correggere la volontà espressa dal Consiglio e che l’Unione europea continui a mantenere il ruolo di leader globale nella lotta ai cambiamenti climatici, preparando il terreno per il successo della Conferenza sul Clima di Parigi 2015”.

 

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