OSSERVATORIO AGRI&FOOD DI CREMONAFIERE Notiziario n.38 del 8 gennaio 2015

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LATTE

Fine quote, stanziati dal Governo oltre 108 milioni di euro

Il Governo ha stanziato per il triennio 2015-2017 108 milioni di euro in vista della fine del regime delle quote latte. Lo riporta la rivista Informatore Agrario nel suo ultimo numero in uscita nel 2014, il 47. Gli obiettivi di questo stanziamento, suddiviso in 8 milioni di euro per il 2015 e 50 milioni sia nel 2016 che nel 2017, riguardano l’incremento della longevità degli animali; il miglioramento del benessere animale; lo studio della resistenza genetica alle malattie; il rafforzamento della sicurezza alimentare; la riduzione dei trattamenti antibiotici. Agli allevamenti e alle imprese che aderiscono al Piano verrà concesso un contributo per gli investimenti secondo le regole del de minimis, quindi fino a un massimo di 15mila euro per le aziende agricole e di 200mila euro per le aziende che, oltre alla produzione primaria, trasformano e commercializzano. Nell’attuazione saranno previsti criteri favorevoli alle imprese condotte da giovani e a quelle nelle zone montane. Il Fondo Latte di Qualità, riporta ancora l’Informatore Agrario, rientra in un più ampio quadro di azioni strategiche per il comparto lattiero-caseario messo a punto dal Mipaaf. Il Piano straordinario è stato presentato dal ministro Maurizio Martina ai rappresentanti della filiera agricola e industriale del latte e si basa su 5 aree principali: miglioramento della qualità del latte; campagna di educazione alimentare per invertire il calo dei consumi del fresco; promozione su mercati esteri dei grandi formaggi italiani; revisione della normativa sui prodotti trasformati in modo da valorizzare la qualità dei prodotti italiani; richiesta alla Commissione europea di accelerare l’attuazione del regolamento sull’etichettatura, in modo da indicare il luogo di trasformazione e quello di mungitura del latte.

 SUINI

La Commissione europea prevede un aumento produttivo

La Direzione generale agricoltura della Commissione europea ha elaborato le previsioni a medio termine sul mercato agricolo comunitario. Lo rende noto l’Anas (Associazione nazionale allevatori suini). Per il comparto, nel 2015 la Commissione prevede una ripresa della produzione dopo tre anni di calo, dovuto principalmente all’entrata in vigore delle norme sul benessere delle scrofe e recentemente accentuato dalla presenza del virus della peste suina africana localizzata al confine orientale della Ue, nonché dalle incertezze di mercato legate al blocco delle importazioni imposto dalla Russia. Secondo gli esperti, da qui al 2024 l’aumento produttivo di carne suina dovrebbe attestarsi a un +2%. Per quanto riguarda le esportazioni, gli esperti prevedono una crescita costante determinata dalla domanda mondiale che si mantiene elevata anche se inferiore rispetto al decennio precedente: +1,7% annuo anziché +4,1% annuo.

In considerazione di ciò, le esportazioni Ue dovrebbero aumentare di oltre il 20% tra il 2014 e il 2024 per raggiungere circa 2,5 milioni di tonnellate a termine periodo. Nonostante alcune campagne di marketing volte a promuovere il consumo della carne suina fresca, i consumi procapite nella Ue-15 (vale a dire i primi 15 Stati membri) non dovrebbero aumentare. Dopo una leggera ripresa nel 2015, secondo gli analisti inizieranno a diminuire di nuovo (29,7 kg pro capite entro il 2024) a vantaggio della carne di pollame. Per quanto riguarda i prezzi, dopo i ribassi del 2014 si dovrebbe registrare una lieve ripresa, sostenuta dalla domanda elevata che arriverà ancora una volta a livello mondiale.

 MATERIE PRIME

Mais, situazione di stallo sul mercato nazionale

Durante le ultime due settimane di dicembre 2014 i prezzi del mais nazionale si sono attestati intorno a 146,50euro/t, evidenziando un calo contenuto. Lo riporta Assomais, sottolineando che le quotazioni sono comunque ben al di sotto del punto di pareggio. Il super raccolto italiano del 2014 presenta purtroppo problemi sanitari come la contaminazione da micotossine, soprattutto Don, che in particolare nel Nord Ovest del Paese si traduce in un problema di difficile gestione. Una situazione complessa, si legge, che ha favorito i cereali foraggeri concorrenti come il frumento tenero e l’orzo a cui si deve aggiungere il prezzo particolarmente basso del mais che non ha incoraggiato la domanda dei mangimisti. Lo stallo del mercato nazionale è quindi evidente e per uscire da questa situazione di impasse è necessario guardare ai mercati esteri che invece denotano un notevole dinamismo della domanda, soprattutto dei Paesi terzi, in base alla quale, secondo l’Igc (International Grains Council) si passerà da 940 a 963 milioni di tonnellate. L’offerta resta molto elevata: la produzione mondiale del 2014 (982 milioni di tonnellate) non si discosta di molto da quella del 2013 (984 milioni di tonnellate), un dato ampiamente compensato dalla crescita del commercio mondiale, passato da 176 a 195 milioni di tonnellate. Un andamento che ha influito sulle quotazioni dei mercati a termine sia in Europe che in Nord America. Il Matif (future di dicembre 2014) è passato da 147 a 157,2euro/t.; a Chicago l’incremento del prezzo è stato di circa l’8% e il prodotto comunitario, pur risentendo della concorrenza ucraina, al Fob di Bordeaux ha tenuto con una quotazione pari a 151euro/t.

 ETICHETTATURA EUROPEA

Più trasparenza e chiarezza nelle nuove etichette

Da sabato 13 dicembre 2014 è entrato in vigore il Regolamento comunitario 1169/2011 che uniforma l’etichettatura degli alimenti nei Paesi della Ue. Il nuovo sistema prevede che tutte le etichette alimentari siano più leggibili con l’obbligo di mettere in evidenza le sostanze allergizzanti anche per i ristoratori. E’ inoltre prevista maggiore chiarezza su oli e grassi utilizzati, su prodotti scongelati e ingredienti ingannevoli. Con l’anno che è da poco iniziato prende avvio anche l’indicazione di provenienza obbligatoria per le carni suine, ovi-caprine e di pollame, mentre dal 2016 l’etichetta dovrà riportare maggiori informazioni di carattere nutrizionale. Per Paolo De Castro l’introduzione della nuova etichetta permette all’Europa di compiere un nuovo e importante passo verso il raggiungimento di quell’obiettivo specifico di tutela dei diritti dei consumatori e di garanzia delle produzioni agroalimentari che ne rappresenta uno dei pilastri fondanti. Secondo il Coordinatore S&D alla Commissione Agricoltura e Sviluppo Rurale presso il Parlamento Europeo, si conclude dunque con successo un lungo percorso di confronto interistituzionale in cui l’Europarlamento ha giocato un ruolo strategico nella definizione di innovativi criteri di etichettatura per una sempre maggiore trasparenza e corretta informazione dei consumatori. Va ricordato infine, che relativamente agli stabilimenti di produzione a livello europeo non c’è mai stato l’obbligo di indicarli in etichetta. Fino a oggi era in vigore una normativa italiana che lo prevedeva e alla luce del nuovo Regolamento comunitario, lo Stato membro che intenda introdurre questo obbligo (peraltro più stringente rispetto alla normativa comunitaria) dovrà notificarlo alla Commissione che dovrà poi autorizzarlo.

 

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