OSSERVATORIO AGRI&FOOD DI CREMONAFIERE Notiziario n.42 del 19/02/2015 a cura dell’Ufficio Comunicazione di CremonaFiere

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ENERGIE RINNOVABILI

BioEnergy Italy, appuntamento a CremonaFiere dal 25 al 27 febbraio

Bioeconomia, chimica verde, biolubrificanti, biometano, gestione di rifiuti e sottoprodotti agroindustriali ma anche di reflui ed effluenti, buone pratiche di coltivazione del mais, valorizzazione della pollina, opportunità di lavoro nella green economy. Sono solo alcuni dei temi al centro dei tre giorni in cui, presso i padiglioni di CremonaFiere, dal 25 al 27 febbraio prossimi si svolgerà la V edizione di BioEnergy Italy, rassegna dedicata alle energie rinnovabili che quest’anno si articolerà anche nella prima edizione del Food Waste Management Conference e nell’ulteriore prima edizione della Green Chemistry Conference and Exhibition. Un appuntamento importante, nel corso del quale tutto il mondo delle risorse rinnovabili e della loro trasformazione verrà esplorato attraverso il nutrito parterre espositivo e il ricco programma convegnistico in calendario che presenteranno e illustreranno le tecniche più innovative. Oggi, in Europa, secondo un report della Commissione europea del 2012, la bioeconomia genera un fatturato di circa 2mila miliardi di euro e dà lavoro a 22 milioni di persone. Il suo sviluppo è considerato strategico anche nelle politiche di espansione della Ue, con strumenti come il programma Horizon 2020 e di molti Paesi nel mondo. Il fulcro di questa svolta epocale nelle produzioni è rappresentato dall’agricoltura. Ed è proprio cogliendo questo aspetto che CremonaFiere, alla consolidata proposta di BioEnery Italy, ha pensato quest’anno di affiancare le due nuove iniziative Food Waste Management Conference e Green Chemistry Conference and Exhibition. Si tratta del naturale completamento di una proposta espositiva all’insegna dell’innovazione, che vede nell’integrazione delle filiere produttiva, energetica, food e non food lo snodo fondamentale attraverso il quale agricoltura e industria agroalimentare potranno contribuire allo sviluppo sostenibile creando nuove opportunità di lavoro e rilanciando la competitività del settore primario e della trasformazione.

LATTE

Parmigiano Reggiano, calano le quotazioni ma crescono i consumi

In un anno segnato da forti insoddisfazioni per le quotazioni, i consumi di Parmigiano Reggiano sono cresciuti dell’1,7%. Lo rende noto il Consorzio di tutela che ricorda come, dopo due anni di sostanziale stabilità con una lieve tendenza alla flessione, nel 2014 il mercato interno abbia registrato una domanda in rialzo, con un picco particolarmente rilevante degli acquisti familiari nelle settimane a ridosso delle festività (+7%). “Contrariamente a quanto da alcune parti è stato rilevato e in controtendenza rispetto ad altri formaggi duri – ha precisato il presidente del Consorzio, Giuseppe Alai – a partire dai similgrana che hanno registrato un calo delle importazioni del 2,7% nel 2013 e dello 0,8% nel 2014, le rilevazioni sulle famiglie e i dati relativi a tutti i canali di vendita (incluso l’Horeca) indicano un buon andamento dei consumi interni per il Parmigiano Reggiano, che si associa a una dinamica ancor più soddisfacente per l’export (+3,6%). Il dato è purtroppo del tutto insoddisfacente per quello che riguarda le quotazioni all’origine, il cui calo è associato anche a una flessione dei prezzi al consumo”. Alai ha ricordato che lo scorso anno i prezzi medi al consumo sono scesi di oltre il 4%, con punte assai più rilevanti in vaste aree del Paese, “incluse le zone di produzione e quelle che presentano i consumi tradizionalmente più elevati”. Le offerte e le promozioni particolarmente intense nella seconda metà dell’anno hanno spinto gli acquisti, ma le quotazioni per i produttori, mediamente pari a 8,06euro/kg nel 2014 rispetto agli 8,74euro/kg del 2013 e ai 9,12euro/kg del 2012, sono risultate fortemente penalizzanti per i redditi”. Un andamento strettamente legato a un aumento dell’offerta che, in quattro anni, si è concretizzata in una crescita produttiva superiore al 10%. “Ora – ha concluso Alai – la tendenza sembra essersi invertita con un calo della produzione che a dicembre si è attestato all’1,1% e divenuto ancora più marcato a gennaio 2015 con un -2,5% rispetto allo stesso mese del 2014, un dato che evidenzia i primi effetti delle difficoltà del comparto”.

SUINI

In ripresa a gennaio la redditività degli allevatori

A gennaio le quotazioni del suino pesante da macello sono aumentate dell’1,8%, arrivando a 1,35euro/kg (Cun). Lo si apprende dalla mensile newsletter di Crefis (Centro ricerche economiche sulle filiere suinicole). Il dato, riferisce il documento, è solo apparentemente positivo perché, se si va a vedere lo stesso mese dello scorso anno, il confronto diventa pesantemente negativo: -12,7%. In pratica, il dato tendenziale dice che i prezzi di inizio 2015 sono molto più bassi di quelli di un anno fa. Nonostante ciò, l’indice Crefis di redditività della suinicoltura italiana sale a gennaio del 3,7% rispetto a dicembre e del 5,9% rispetto a gennaio 2014. In peggioramento la redditività nella fase di macellazione che sempre a gennaio sconta i costi maggiori per l’acquisto dei suini da macello: l’indice Crefis mostra un -5,9% ma indica anche un +15,8% rispetto allo stesso mese del 2014. Un mese negativo per la macellazione che, oltre ai maggiori costi, è segnato dal calo delle quotazioni dei tagli freschi. Le cosce per crudo Dop hanno quotato 3,410euro/kg per la tipologia leggera e 3,850euro/kg per quella pesante. Riguardo la fase di stagionatura dei prosciutti Dop la redditività migliora seppure in maniera molto contenuta. Il dato è un +0,4% per la tipologia leggera e +0,5% per quella pesante. Un dato rimane positivo anche dal punto di vista tendenziale:+7,5% per entrambe le tipologie di peso. Per i prosciutti generici l’andamento a gennaio è stato negativo e ha fatto registrare una variazione congiunturale di -0,7% per la tipologia leggera e di -2% per quella pesante. Molto al ribasso anche le variazioni tendenziali: rispettivamente a -6,9% e -5,5%.

DIRETTIVA NITRATI

Zone vulnerabili, il 17 marzo si parlerà di revisione

Dopo mesi di attesa, alla fine dello scorso mese di gennaio l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra) ha presentato uno studio sull’inquinamento da nitrati che di fatto “assolve” gli allevamenti dall’antipatico ruolo di principali colpevoli. Tutto bene quindi? Non proprio, perché, come scrive Angelo Gamberini sul sito Agronotizie del 12 febbraio scorso, “il problema dell’applicazione della Direttiva nitrati è tutt’altro che risolto, perché vanno ridefiniti alla luce di queste nuove conoscenze evidenziate dallo studio di Ispra i parametri di impiego dei reflui zootecnici e va rivisto il perimetro delle aree vulnerabili, quelle dove il limite di azoto per ettaro dovrebbe passare da 340 a 170kg”. Il 10 febbraio scorso, a Roma, si è svolto un primo incontro per decidere il da farsi e al tavolo interministeriale, presenti il ministro Maurizio Martina e Gianluca Galletti, rispettivamente titolari del dicastero delle Politiche Agricole e dell’Ambiente, erano presenti anche i rappresentanti delle Regioni e delle Organizzazioni agricole. L’incontro – continua nel suo articolo Gamberini – si è risolto con la decisione di un ulteriore rinvio fissato al 17 marzo prossimo, nel corso del quale le regioni che insistono sulle zone vulnerabili dovranno presentarsi con proposte concrete riguardo la relativa revisione. Un compito che dovrà essere svolto con un confronto tecnico fra gli assessori regionali all’Agricoltura e all’Ambiente. L’auspicio del giornalista, al termine dell’articolo, è che alla data del 17 marzo tra i punti all’ordine del giorno non figuri la voce “rinvio”.

MANGIMI

Assalzoo dà vita a un Comitato scientifico sui temi della sicurezza alimentare

Sempre attenta ai temi dell’innovazione per migliorare tanto la qualità dei mangimi quanto gli standard di food safety, Assalzoo (Associazione nazionale tra i produttori di alimenti zootecnici) ha deciso di rafforzare la propria azione creando un comitato scientifico composto da scienziati, dedito in via prioritaria ai temi dell’innovazione. Il Comitato è composto da cinque membri. Il coordinamento è affidato al professor Giuseppe Pulina, Ordinario di Zootecnia speciale all’Università di Sassari e past-president dell’Associazione scienze delle produzioni animali. Accanto a lui il professor Roberto Villa, docente di Farmacologia e Tossicologia Veterinaria presso l’Università di Milano; il professor Gabriele Canali, docente di Economia dei sistemi agroalimentari presso l’Università Cattolica di Piacenza; il professor Matteo Crovetto, Ordinario di Alimentazione animale all’Università di Milano e la dottoressa Elisabetta Bernardi, Nutrizionista e consulente scientifico di Rai Expo Milano 2015. Tra i temi su cui si concentrerà il lavoro del Comitato – ricorda una nota diffusa dall’Ufficio Stampa di Assalzoo – vanno ricordati quello dell’antibiotico resistenza, del microbioma, del mercato delle materie prime di interesse zootecnico, senza dimenticare questioni più generali che toccano comunque il settore dell’alimentazione animale come la sostenibilità ambientale e le nuove emergenze tossicologiche. “Assalzoo – ha dichiarato il presidente Alberto Allodi – da sempre ha considerato il mondo scientifico un punto di riferimento importante. Questo Comitato rappresenta un gruppo in cui abbiamo riunito elevate professionalità, con un evidente grado di complementarietà il cui obiettivo è fornire ad Assalzoo, e al settore mangimistico, uno strumento tecnico e conoscitivo indispensabile per garantire la sicurezza alimentare, nonché un supporto strategico verso l’innovazione per rendere più efficiente, competitivo e sostenibile il nostro lavoro”.

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