OSSERVATORIO AGRI&FOOD DI CREMONAFIERE Notiziario n. 44 del 12/03/2015 a cura dell’Ufficio Comunicazione di CremonaFiere.

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PROMOZIONE ED EXPORT

Nel Piano per il made in Italy un ruolo speciale all’agroalimentare

Al via il Piano straordinario per il made in Italy da 260 milioni di euro. L’ambizioso programma per il sostegno dell’internazionalizzazione e per l’attrazione degli investimenti in Italia ha avuto l’ok dal Ministero per lo Sviluppo economico guidato da Federica Guidi. Nel Piano, che coinvolge altri cinque dicasteri, è presente anche il Ministero per le Politiche agricole e forestali. Sul n. 9 della rivista Informatore Agrario, all’argomento viene dedicato un approfondito articolo dal quale si apprende che l’agroalimentare sarà un grande protagonista di questa iniziativa. Tra le iniziative specifiche per il settore – si legge – è prevista l’istituzione da parte del Mipaaf di un segno distintivo unico dell’agroalimentare italiano da utilizzare in un mix di attività promozionali ad ampio raggio. Il kit degli strumenti dedicati prevede inoltre un Piano di comunicazione ad hoc per contrastare l’Italian sounding, cioè quei prodotti esteri che evocano marchi italiani ma che con gli originali non hanno nulla a che fare, fenomeno però che annualmente genera un giro d’affari di oltre 60miliardi di euro. Questo Piano di comunicazione andrà realizzato in sinergia con i Consorzi di tutela e le associazioni dei produttori coinvolti nel circuito delle Dop e delle Igp. “L’obiettivo – è la dichiarazione del ministro Maurizio Martina riportata nell’articolo a commento dei dati Istat sul commercio con l’estero – è quello di raggiungere quota 50 miliardi di euro nel 2020 e 36 miliardi nel 2015, sfruttando il cambio euro/dollaro più favorevole e l’abbassamento dei costi dell’energia”. Il Piano per il made in Italy, peraltro, punta ad accrescere del 10% il numero delle imprese stabilmente esportatrici che si aggira attualmente attorno alle 200mila unità. Delle 70mila che presentano a oggi i potenziali per divenire esportatori abituali, si ritiene che 20mila possano conseguire questo status nel prossimo triennio. Intanto, conclude l’articolo, anche la Cassa depositi e prestiti rafforzerà il suo impegno a sostegno dell’export e dell’internazionalizzazione delle imprese italiane con un maxi aumento delle risorse dedicate al settore: il budget destinato a finanziare il sistema “Export banca” salirà infatti da 6,5 a 15 miliardi di euro, +130%.

LATTE

Il mercato si sta riprendendo: previste quotazioni in crescita

Il mercato lattiero-caseario mondiale è visto in crescita, ma gli esperti consigliano prudenza negli investimenti. E’ quanto riporta Leo Bertozzi nel suo periodico articolo pubblicato sul sito clal.it, a commento di una recente analisi condotta da Rabobank, Istituto finanziario olandese che, in un rapporto sull’attrattività del mercato, ha evidenziato che la necessità di approvvigionarsi di latte di alta qualità da un punto di vista qualitativo e igienico-sanitario, ha spinto alcune imprese mondiali a fare forti investimenti nel settore. Nel 2014 infatti, le aziende cinesi hanno operato in modo massiccio in questo senso in Australia e in Nuova Zelanda.
Fra il 2014 e il 2020 – continua Bertozzi – si prevede che la Cina e il Sud Est Asiatico assorbiranno almeno un terzo delle esportazioni mondiali di prodotti lattiero-caseari. E’ proprio in virtù di questa previsione che oggi Australia e Nuova Zelanda si collocano in una posizione molto favorevole per gli investimenti. Ne consegue che le imprese esistenti in Oceania abbiano già avviato programmi ad hoc per creare nuove piattaforme distributive, spesso avviando alleanze strategiche con operatori dei mercati di destinazione anche per superare i meccanismi di natura doganale che regolano l’import.
Tuttavia, qualsiasi investimento deve prima essere analizzato, dal momento che nel medio periodo è previsto un rallentamento nella crescita dei volumi dell’export lattiero-caseario a causa del progressivo grado di maturazione dei mercati e il rallentamento delle economie. Non bisogna poi dimenticare che in numerosi Paesi sono stati fatti investimenti per aumentare la produttività delle vacche con una conseguente accresciuta competizione sui prezzi e il rischio di una offerta eccessiva. In buona sostanza sì agli investimenti, suggerisce Rabobank, ma dopo una attenta analisi della situazione.

SUINI

Ok della Commissione allo stoccaggio privato di carne e prosciutti

All’indomani della positiva decisione della Commissione che autorizza lo stoccaggio privato delle carni suine, il ministro Maurizio Martina ha affermato che “siamo soddisfatti dell’iniziativa annunciata dal Commissario Hogan di attivare lo stoccaggio privato delle carni suine e dei prosciutti, visto che i prezzi hanno subìto un progressivo calo negli ultimi mesi dovuto anche agli effetti dell’embargo russo. Anche nel corso del nostro semestre di Presidenza, insieme ad altri Stati membri abbiamo più volte invitato la Commissione a considerare di attivare questa possibilità. Bene quindi il voto favorevole sulla bozza di provvedimento al Comitato di gestione per ridare ossigeno a un settore che sta attraversando un momento di particolare difficoltà.  Per l’Italia la suinicoltura ha un valore strategico con 26mila aziende di allevamento – ha proseguito il ministro – di cui oltre 4.500 fornitrici di materia prima per le Dop. La fase primaria di produzione agricola ha un valore intorno a 2,5 miliardi di euro, mentre i prodotti della salumeria valgono più di 7 miliardi di euro, con un valore complessivo della vendita al dettaglio di oltre 18 miliardi di euro. Nel 2013 l’export ha superato gli 1,18 miliardi di euro, con il mercato russo che rappresentava un valore di circa 55 milioni di euro. Lo stoccaggio, in questo contesto, rappresenta una prima azione importante, alla quale dovranno seguire ulteriori scelte per la tutela degli allevatori”. Il provvedimento prevede lo stoccaggio per una durata di 90, 120 e 150 giorni. La contribuzione alle spese dei prosciutti, ad esempio, sarà compresa tra i 254euro/t per i 90 giorni e 278euro/t per i 150 giorni.

MERCATI E PREVISIONI

La ripresa c’è. I segnali sono positivi ma serve ancora cautela

Sui mercati agricoli si accendono spiragli di ripresa. Lo afferma Ismea sottolineando che la situazione di miglioramento è determinata dalla ormai prossima richiesta pasquale e dalla prospettiva di un quadro congiunturale più positivo su diversi fronti.
Nel settore delle carni sono soprattutto gli avicoli a registrare l’andamento migliore, mentre restano grossomodo stazionari i tagli di suino seppure in un clima di generale ottimismo per l’avvio ufficiale degli aiuti Ue allo stoccaggio privato. Anche per i conigli il quadro sta gradualmente migliorando con l’approssimarsi della Pasqua. Sostenuta inoltre la domanda di uova da parte dell’industria dolciaria, con i prezzi che verosimilmente si manterranno su buoni livelli come sta avvenendo da qualche settimana: al mercato di Forlì il 9 marzo scorso le quotazioni si sono fermate a 1,18kg/uova, a inizio 2015 non superavano 1,08euro/kg. Relativamente al comparto lattiero-caseario l’andamento è positivo per il burro ma per le altre produzioni, compresi i formaggi grana, il quadro rimane più incerto, mentre si è registrato un leggero ritocco al rialzo dei prezzi del latte spot che secondo gli analisti potrebbe confermarsi anche nelle prossime contrattazioni. Riguardo i cereali è prevedibile un’ulteriore lieve flessione del prezzo del mais, mentre quello dei frumenti non dovrebbe registrare variazioni significative rispetto ai livelli delle ultime settimane. Marcata la crescita delle semine a grano duro in Francia (+12,5%) ma anche in aumento le superfici destinate a quello tenero (+2,7%). Intanto la Russia ha introdotto un dazio all’export sul prodotto nazionale per calmierare il mercato interno esposto a una forte spinta inflazionistica.

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