OSSERVATORIO AGRI&FOOD DI CREMONAFIERE Notiziario n. 45 del 26/03/2015 a cura dell’Ufficio Comunicazione di CremonaFiere.

NEGOZIATO TTIP

Intervista del Corsera a Paolo De Castro

Possibile la firma nella primavera 2016

Sul Corriere della Sera del 18 marzo scorso, a pagina 33, Giuseppe Sarcina ha firmato un’intervista a Paolo De Castro, eurodeputato del Pd e Responsabile dell’agricoltura nelle trattative del negoziato tra Ue e Usa per il Trattato sul commercio transatlantico, rispetto al quale proprio nei giorni scorsi l’europarlamentare ha avuto una serie di incontri a Washington da cui, si legge nell’intervista, è tornato con una novità. “Il Congresso dovrebbe autorizzare l’amministrazione Obama a chiudere il negoziato. A questo punto potremmo farcela entro la primavera del 2016”. Tra le varie domande poste da Sarcina a De Castro una riguarda l’interesse degli americani rispetto al Ttip. “Gli americani sono ovviamente spinti da motivazioni commerciali – si legge nella risposta – ma sono anche preoccupati per il protagonismo di Pechino su scala mondiale: oggi il 40% del mercato americano della carne suina è controllato da aziende cinesi, e sempre cinesi sono le grandi compagnie che controllano il grosso della produzione di mais e di soia in Brasile, quando una volta erano americane”. Sarcina chiede quindi a De Castro cosa chiedono gli americani. “Di costruire insieme una strategia di contenimento e di condivisione di regole internazionali sulla sicurezza alimentare – è la risposta – Il trattato sarebbe un primo passo, l’Expo di Milano potrebbe essere un altro”. A questo punto il giornalista del Corsera sottolinea che una parte dell’opinione pubblica europea diffida del cibo americano e, pur ricordando che gli ogm e gli ormoni non fanno parte del confronto sul Ttip, il timore sarebbe quello di essere invasi da cibo spazzatura. Secondo De Castro si tratta di una paura infondata “perché gli Stati Uniti esportano in Europa quasi solo commodities come mais, soia, carne, latte in polvere e quindi, con il Trattato, le cose non cambierebbero”. Sarcina incalza De Castro sottolineando che nell’agroalimentare il Ttip premierebbe di più la Ue. “Lo dicono le cifre – è la risposta di De Castro – perché l’Unione europea conta un saldo positivo della bilancia con gli Usa pari a 6 miliardi di euro e negli ultimi 10 anni questo saldo è cresciuto del 36%. Le produzioni d’eccellenza come vino, pasta, formaggi, olio, conserve di ortofrutta lo confermano e se riusciremo ad aprire ancora di più il mercato Usa, le esportazioni europee potrebbero in breve passare dagli attuali 17 a oltre 30 miliardi di euro e il nostro Paese, in particolare, potrebbe raddoppiare le esportazioni che oggi valgono 3 miliardi di euro”.

LATTE – Parmigiano Reggiano

Allevatori in corsa per aderire alle quote del Re dei Formaggi

Con l’approssimarsi della data che sancirà la fine delle quote (31 marzo 2015) il Consorzio del Parmigiano Reggiano informa che si susseguono a ritmo serrato le adesioni degli allevatori della filiera alle quote latte da destinare alla trasformazione nel re dei formaggi, istituite dall’ente di tutela nel novembre dello scorso anno in attuazione del Piano di regolazione dell’offerta 2014-2015. Le adesioni, si legge in una nota, giungono ora al ritmo di 100 al giorno e a pochi giorni dalla scadenza del 31 marzo hanno già superato le 2.400 unità corrispondenti a oltre il 70% degli allevamenti interessati. “In un momento di grande riflessione e preoccupazione per lo smantellamento del regime delle quote latte comunitarie – osserva il Consorzio – l’istituzione delle quote latte per il Parmigiano Reggiano si conferma così una risposta concreta e apprezzata dagli allevatori per dare nuovo valore al loro lavoro, grazie ad un valore reale di cui entrano in possesso. Il Consorzio ha deciso di mettere al centro della filiera gli allevatori, attribuendo direttamente a loro le quote latte per la trasformazione nella nostra Dop: la grande adesione riscontrata in queste settimane dimostra che la scelta fatta viene ritenuta indispensabile per rinsaldare il rapporto con il territorio e con i produttori storici, che sono i tratti distintivi di una dop d’eccellenza”. L’ente di tutela ricorda inoltre che con l’accettazione delle quote diventa operativo lo strumento di regolazione dell’offerta e attraverso la gestione attenta del potenziale, in base alle condizioni di mercato, sarà ora possibile operare affinchè gli obiettivi di crescita non si trasformino in squilibri di mercato. “Le sfide del comparto – conclude il comunicato del Consorzio – non finiscono con l’assegnazione e l’accettazione della quota agli allevatori e l’adesione al Piano di regolazione dell’offerta, ma è su questa base di concreta coesione di filiera che si compie un vero balzo in avanti per costruire il futuro del nostro prodotto”.

LATTE – Grana Padano

L’ascesa dell’export continua: +4,5% nel 2014

“Nel 2014 le esportazioni di Grana Padano sono cresciute del 4,5% rispetto all’anno prima. Lo evidenziano i dati Istat secondo i quali il prodotto Dop più consumato al mondo continua a raccogliere successi sul mercato internazionale”. Così Nicola Cesare Baldrighi, presidente del Consorzio di tutela del Grana Padano, a commento delle notizie diffuse dall’Istat in questi ultimi giorni. Le forme di Grana Padano esportate nel 2014 ammontano a 1.588.000 unità, pari al corrispettivo di 8 milioni di quintali di latte della pianura padana. Ed è la Germania, con un import di oltre 350.000 forme, il primo Paese importatore, a cui segue la Svizzera che con un +8,5% raggiunge gli Stati Uniti che nel 2014 hanno fatto invece segnare una leggera flessione importando 136.000 forme. “Si tratta di numeri importanti – ha sottolineato Baldrighi – soprattutto se confrontati con la tendenza generale del lattiero-caseario e più in generale dell’agroalimentare. Quest’anno aumenteremo del 30% gli investimenti esteri perché il nostro obiettivo è quello di continuare a crescere nell’export e ciò anche grazie a Expo 2015, dove saremo presenti e attivi con ben 5 postazioni”. “Da qui al 2020 – aggiunge Stefano Berni, direttore generale del Consorzio – è arrivare a 2 milioni di forme esportate nel mondo, portando a oltre il 40% il volume dell’export e garantendo ai caseifici una graduale crescita produttiva annuale, esattamente come è avvenuto negli ultimi 15 anni”. Tornando ai dati del 2014, la nota diffusa dal Consorzio di tutela sottolinea che il Paese più performante è stato la Spagna con un +29% di forme importate per un totale di 56.000 unità. Ottimo anche il +9% della Gran Bretagna che con 113.000 forme si avvicina alla Francia, che accumula invece un totale di 125.000 forme importate. Un’ultima annotazione relativa all’embargo russo che da agosto ha quasi dimezzato l’export di Grana Padano: 19.000 il numero totale di forme esportate verso la ex Urss, e nei primi sette mesi dell’anno l’incremento era stato di un +15%.

SUINI

Febbraio negativo per la redditività degli allevatori

La redditività degli allevatori, nello scorso mese di febbraio, è calata dell’1% rispetto a gennaio. Lo rende noto Crefis (Centro ricerche economiche sulle filiere suinicole) nel periodico report mensile sull’andamento della suinicoltura italiana. Il calo, secondo l’analisi dell’Istituto di ricerche, è dovuto alla combinazione tra il deprezzamento del suino pesante e la crescita delle quotazioni della soia. Una variazione contenuta, come testimonia il dato tendenziale che rimane ampiamente positivo: +11,5%. Il calo del prezzo dei suini pesanti da macello è stato di -2,2% rispetto a gennaio con quotazioni che alla Cun si sono fermate a 1,327euro/kg. Un prezzo basso, al punto che se confrontato con lo stesso mese di un anno fa segna un preoccupante -8%. Non è andata meglio alla fase di macellazione che comunque ha contenuto la perdita a -0,2%, percentuale comunque bilanciata da un buon dato tendenziale: +9,3%. I macellatori hanno risentito della forte diminuzione del prezzo dei lombi freschi, mentre le cosce fresche pesanti per crudo Dop sono state scambiate a 3,860euro/kg pari a un +0,3%. In crescita anche le cosce fresche pesanti destinate a prosciutti generici: +1,4% rispetto a gennaio. Le elaborazioni di Crefis segnalano un calo della redditività anche nella fase di stagionatura dei prosciutti. L’indice infatti scende del 2,1% per le cosce pesanti destinate al prodotto Dop e del 2,2% per quelle destinate al prosciutto pesante escluso dal circuito tutelato. Positiva la variazione tendenziale per il Parma (+5,9%), mentre per il generico si verifica una leggerissima riduzione pari a un -0,1%. L’andamento meno negativo rispetto a qualche tempo fa per il prodotto Dop è anche frutto di una leggerissima ripresa dei prezzi dello stagionato. Rispetto a gennaio, infatti, a febbraio si è registrata una leggera ripresa delle quotazioni del Prosciutto di Parma (+0,5%) che oggi raggiunge valori pari a 7,283euro/kg. Prezzi che rimangono comunque più bassi rispetto a febbraio 2014: -0,9%.

MANGIMI

Gli insetti, una risorsa che potrebbe sostituire la soia

Gli insetti potrebbero rappresentare una valida alternativa alla soia per la produzione dei mangimi. Lo si legge in un articolo firmato da Nadia Comerci e inserito nella periodica newsletter di Mangimi & Alimenti. Di questi animali, si legge infatti, non si butta niente: si possono convertire i prodotti di scarto, come il sangue, in una polvere insapore e ricca di proteine che in alcuni casi supera le qualità nutrizionali dei legumi secchi. La produzione dei mangimi potrebbe beneficiare dell’utilizzo di specie differenti. Un recente studio ha identificato 20 specie di insetti con livelli di proteine grezze simili alla farina di pesce e altre 28 specie contenenti dosi di proteine grezze simili alla soia. Alcuni insetti come la mosca possiedono anche quantità di metionina, un aminoacido essenziale, superiori alla farina di pesce. Si tratta di fattori da non sottovalutare per gli imprenditori del settore mangimistico che, durante la miscelazione delle materie prime con la soia, spesso sono costretti ad aggiungere ai loro prodotti sostanze nutritive costose per migliorarne la qualità. Un altro aspetto da tenere in considerazione è che la chitina, presente negli esoscheletri degli insetti, protegge il sistema immunitario degli animali. Pertanto, utilizzarli potrebbe consentire di ridurre la somministrazione di antibiotici. Un altro vantaggio è che la dieta degli insetti potrebbe essere modificata in modo da variare la presenza delle sostanze nutritive da introdurre nei mangimi.

Leave a reply