OSSERVATORIO AGRI&FOOD DI CREMONAFIERE Notiziario n. 48 del 15/04//2015 a cura dell’Ufficio Comunicazione di CremonaFiere.

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LATTE

Il Governo deve vigilare sull’applicazione dell’Art. 62

La commissione Agricoltura della Camera ha approvato nei giorni scorsi una risoluzione a tutela dei produttori di latte. Lo riporta la newsletter Mangimi&Alimenti di questa settimana. Il provvedimento impegna infatti il Governo “ad assicurare l’effettiva applicazione dell’art. 62 relativo ai contratti di cessione dei prodotti agricoli e alimentari per quanto di sua competenza, oltre a predisporre le norme di attuazione delle regole contrattuali comunitarie di cui al Reg. Ce 1308/2013, prestando particolare attenzione ai criteri, dove previsti, per calcolare il prezzo delle consegne del latte sulla base degli indicatori di mercato, del volume consegnato, della qualità e della composizione del latte crudo. E’ prevista inoltre da parte di Ismea la realizzazione di analisi specifiche relative ai costi di produzione delle imprese di allevamento e alla ripartizione del valore aggiunto nella filiera del settore lattiero-caseario”. La Risoluzione è stata votata all’unanimità e nei suoi contenuti viene evidenziata la condizione di debolezza contrattuale delle imprese del comparto lattiero-caseario che vivono anche una situazione di grave crisi finanziaria. Anche per questo, viene chiesto al Governo un ulteriore sforzo per sostenere in Europa l’indicazione d’origine della materia prima e la promozione dei formaggi italiani. La Commissione impegna infine l’Esecutivo a “rendere pubblici i dati relativi alle importazioni di latte fresco e di prodotti semilavorati a base di derivati del latte anche attraverso la realizzazione di sistemi di tracciabilità delle sostanze utilizzate nella fabbricazione dei formaggi affinchè sia chiaramente percepibile dai consumatori”.

LATTE

Grana Padano, più risorse dai Piani produttivi

Nei giorni scorsi il Consorzio di tutela del Grana Padano ha diramato una nota contenente un’analisi del sistema delle Quote latte (cessato il 31 marzo scorso) e dei più recenti Piani produttivi ai quali il documento dedica un ampio spazio, ricordando che la loro funzione, a differenze delle Quote, è quella di confrontarsi esclusivamente con i mercati e con la loro ricettività, fornendo risorse aggiuntive per l’acquisto di nuovi spazi commerciali. “Produrre più di quanto il mercato possa assorbire a prezzi accettabili – si legge – è la prima regola che l’economia insegna ad evitare, in tutti i settori. I Piani produttivi, infatti, prevedono costi crescenti con il crescere delle produzioni rispetto ad un riferimento produttivo del caseificio solo se viene superato il punto di equilibrio globale, con l’obbligo che tali risorse vengano totalmente e interamente investite per far crescere i consumi mondiali dei prodotti Dop che li adottano. Inoltre, questi costi aggiuntivi raggiungono al massimo il 15-20% del valore del prodotto in esubero e chi paga si vede riassegnata una buona parte delle quantità aggiuntive di mercato conquistate. Non va neppure dimenticato che i formaggi Dop sono prodotti da tantissimi caseifici, ma arrivano sul mercato con un unico marchio e un’unica denominazione: sarebbe pura follia oltrechè anarchico comportamento masochistico se non esistesse un orientamento complessivo sulle quantità da immettere sul mercato, specie quando si tratta di formaggi prodotti oggi ma consumati dopo molti mesi”. Relativamente al Grana Padano, il comunicato ricorda che da quando sono entrati in vigore i Piani produttivi, la produzione è aumentata in media del 2,5%/anno e la dimensione media dei caseifici è cresciuta in produttività annua di ben il 51,6%, perché i Piani hanno anche favorito gli accorpamenti, le fusioni tra cooperative o le cessioni di ramo d’azienda generando benefici sia a chi ha ceduto che a chi ha acquistato. Inoltre, grazie alle risorse derivanti dalla loro applicazione, l’export è più che raddoppiato al punto che nel 2014 ha raggiunto la quota record di 1milione e 588mila forme, equivalenti a circa 800milioni di litri di latte utilizzati. Non solo. Sempre grazie all’applicazione dei Piani è stato garantito ai soci delle cooperative che producono il 60% di tutto il Grana Padano un dividendo che ha assicurato un prezzo alla stalla di tutto il latte prodotto in Italia a livelli migliori rispetto a quelli esteri, francese e tedesco in primis. Numeri, chiude il comunicato, che vanno tenuti presente e che sottolineato l’importanza dei Piani produttivi rispetto alle prospettive di sviluppo e di tenuta futura dell’intero sistema lattiero-caseario italiano.

SUINI

Le previsioni europee parlano di quotazioni in leggera crescita

Le previsioni degli esperti di molti Paesi UE confermano che fino alla fine del 2015 si registrerà un andamento riflessivo delle quotazioni, motivato da un tendenziale aumento delle produzioni. Lo rende noto l’Anas in un comunicato di qualche giorno fa. Secondo i servizi della Commissione, nonostante il bando russo, nel secondo semestre del 2014 si è registrato un aumento record delle esportazioni comunitarie verso i Paesi terzi; il bando imposto dalla Russia potrebbe cessare nel mese di agosto 2015 e tale circostanza dovrebbe produrre effetti positivi sui prezzi. D’altro canto, si temono anche possibili ribassi delle quotazioni dovuti alla reimmissione sul mercato nel prossimo mese di luglio delle carni suine avviate allo stoccaggio privato a partire dallo scorso mese di marzo. Per i prossimi mesi, è atteso anche un forte aumento della pressione competitiva USA sui mercati extra-europei. Per quanto riguarda l’Italia, si prevede una tenuta dei prezzi nel secondo semestre rispetto allo stesso periodo del 2014, per una tendenziale minore offerta di suini e una possibile ripresa dei consumi di carne fresca.

BIOENERGIE

Castiglione: “Nelle rinnovabili l’agricoltura ha un ruolo primario”

Che fine farà l’agroenergia? E’ questa la prima domanda che il direttore de L’Informatore Agrario, Antonio Boschetti, ha posto a Giuseppe Castiglione, sottosegretario alle Politiche agricole con delega alle agroenergie, in un’intervista apparsa sul supplemento “Energia Rinnovabile” allegato al n. 14 della rivista. “L’agricoltura non può restare fuori dalla partita delle rinnovabili – ha risposto Castiglione – in primis perché l’agroenergia distribuita e di piccola taglia è una risposta formidabile al taglio degli aiuti Pac al mondo zootecnico, e poi perché nel nostro Paese si è ormai sviluppata un’industria delle rinnovabili con migliaia di occupati dediti alla costruzione e manutenzione di impianti a biogas e a biomassa”. Boschetti ricorda quindi a Castiglione che siamo ormai prossimi alla scadenza del triennio dell’ultimo sistema di incentivazione e che ancora non si parla di un prolungamento del regime di aiuti. “Il ministero dell’Agricoltura ha presentato a quello dello Sviluppo economico una proposta in tema di incentivazione – ha risposto il sottosegretario – che in prima battuta ha avuto il parere unanime di tutte le organizzazioni professionali e che ha come strategia quella di valorizzare le biomasse agricole tra biogas-biomasse e biometano. L’obiettivo della proposta è quello di favorire i piccoli impianti alimentati con sottoprodotti o al massimo con un 30% in peso di colture dedicate. Abbiamo inoltre proposto di fissare per l’accesso agli incentivi il limite rispetto alla taglia di 300 kW di potenza elettrica installata e di applicare una tariffa omnicomprensiva di valore non inferiore a quella attualmente in vigore, inclusiva dei bonus relativi all’efficienza di sfruttamento dell’energia termica e alla gestione dell’azoto”. Boschetti chiede infine a Castiglione quando vedremo realizzato il primo impianto a biometano, soprattutto a seguito della delibera siglata il 12 febbraio scorso dall’Autorità per l’energia elettrica relativamente alle modalità di connessione alla rete. “Sono fiducioso e ritengo che entro quest’anno partiranno i primi progetti – ha risposto Castiglione – A completamento degli aspetti tecnici, il Gse sta lavorando alle proprie linee guida per gli operatori che chiederanno di avere accesso agli incentivi e ai certificati di immissione in consumo”.

MATERIE PRIME

Gli agricoltori americani semineranno meno mais

Il report diffuso dall’International Grains Council (IGC) segnala alcuni elementi di criticità per il raccolto di mais a livello mondiale.  Lo riporta nella sua newsletter il sito Assomais.it. Il calo di produzione globale che si potrebbe manifestare nella stagione 2015-2016 sarebbe pari al 4,9% per un totale di 941 milioni di tonnellate.  Una riduzione che potrebbe riflettersi negativamente sui consumi, in particolar modo nelle aree in cui le ingenti colture della stagione 2014-2015 ne hanno stimolato l’utilizzo. Il calo delle scorte di mais sarà particolarmente marcato nei Paesi che si classificano come i maggiori esportatori di prodotto, con una caduta stimabile in 50 milioni di tonnellate. Il fatto avrà inevitabilmente una ripercussione sulle quotazioni, in quanto le scorte detenute da questi Paesi (ad esempio Stati Uniti, Brasile ed Ucraina) sono particolarmente importanti nella definizione dei prezzi a livello mondiale. In ogni caso, guardando al comparto nel suo complesso, l’IGC ritiene che le scorte totali di cereali rimarranno attestate a livelli definiti tranquillizzanti sino al termine della prossima stagione nonostante un calo del 5% (quota 406 milioni di tonnellate). Inoltre, a quanto pare gli agricoltori americani hanno deciso di seminare quest’anno meno mais e puntare su un’altra coltura, il sorgo, che  sostituirà in parte mais e frumento, crollati di prezzo dopo due stagioni consecutive di raccolti da primato mondiale. Al mais in particolare, sarà riservata l’area più piccola da 5 anni, benché ridotta di appena l’1,5% dalla passata stagione e comunque enorme (89,2 milioni di acri, circa 36 milioni di ettari). Secondo il rapporto di previsione sulle semine diffuso dall’Usda nei giorni scorsi, nel corso della prossima stagione i coltivatori americani vi riserveranno 7,9 milioni di acri, circa 3,2 milioni di ettari: un’estensione relativamente piccola – specie se paragonata a quelle delle maggiori colture – ma la più alta da sette anni e in crescita del 10,7% rispetto al 2014-15.

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