OSSERVATORIO AGRI&FOOD DI CREMONAFIERE Notiziario n. 52 del 13/05/2015 a cura dell’Ufficio Comunicazione di CremonaFiere.

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LATTE

Per il Parmigiano Reggiano la Cina è sempre più vicina

E’ una campagna lunga, articolata e massiccia quella che il Consorzio del Parmigiano Reggiano lancia sulla Cina, “mercato che presenta straordinaria possibilità – spiega in una nota il direttore dell’ente, Riccardo Deserti – ma sul quale occorrono iniziative particolarmente mirate, in considerazione del fatto che il consumo di formaggio, e specialmente dei prodotti duri, poco conosciuti, non rientra nelle tradizioni di tanta parte dei consumatori cinesi”.
Dopo il seminario formativo con degustazione nell’enoteca italiana di Yishang alla presenza di giornalisti, operatori commerciali e i principali distributori di Parmigiano Reggiano sul mercato cinese, tenutosi il 4 maggio scorso, e dopo un media dinner con le più importanti testate giornalistiche del settore gastronomico al ristorante italiano “Dolce Vita”, per la prima volta il Consorzio è stato tra i protagonisti dello Sial China, il grande Salone che si è tenuto a Shangai dal 6 all’8 maggio. Il nostro obiettivo – afferma il presidente del Consorzio, Giuseppe Alai – è stato principalmente quello di presentare agli operatori commerciali e ai visitatori le caratteristiche fondamentali del Parmigiano Reggiano, il suo processo di produzione, le sue qualità nutrizionali, fornendo anche una serie di informazioni sul come distinguere il prodotto autentico dalle imitazioni e dai similgrana, che anche in Cina vengono proposti a prezzi bassissimi”. “Sebbene il consumo pro-capite di formaggi in Cina sia ancora modesto – prosegue Alai – la progressiva occidentalizzazione delle abitudini alimentari che si registra nelle grandi città sta offrendo spazi particolarmente rilevanti (dai circa 50 grammi di consumo pro-capite annuo attuale si prevede la crescita a 230 grammi nel 2019), soprattutto perché si associa ad una particolare attenzione alle produzioni a Denominazione d’origine protetta; per questo occorre un’azione informativa intensa e capillare sia sul singolo prodotto che in partnership con altre eccellenze italiane ed europee”.
”In questo senso – conclude il direttore Riccardo Deserti – sono particolarmente importanti le azioni di cui saremo protagonisti in Cina nell’ambito del progetto The Tastes of Europe Campaign, finalizzata a promuovere la qualità dei prodotti Dop e Igp e concentrata, da maggio a dicembre 2015, proprio sulla Cina, dove nel 2014 siamo riusciti a completare la registrazione del marchio Parmigiano Reggiano traslitterato in Cinese Mandarino e Cantonese, risultato fondamentale per tutelare produttori e consumatori dai falsi”.

SUINI

Un aprile positivo per tutta la filiera

Invertendo una tendenza che nel corso degli ultimi mesi si era consolidata, ad aprile la redditività di tutta la filiera suina è cresciuta. Partendo ovviamente dall’allevamento che, rispetto a marzo, secondo l’indice Crefis (Centro ricerche economiche sulle filiere suinicole) ha incassato un +5,5%, mentre rispetto a un anno prima ha registrato addirittura un +19%. “Il dato è certamente positivo – spiega Gabriele Canali, direttore del Crefis, in una nota – ma è determinato solo dai prezzi bassi delle materie prime impiegate per l’alimentazione dei suini, mais, soia e orzo, e non dalle quotazioni del bestiame da macello che sono purtroppo in diminuzione”. In effetti, la quotazione media mensile di aprile dei suini pesanti da macello destinati al circuito tutelato si è fermato a 1,327euro/kg, in discesa dell’1,4% rispetto al mese precedente e addirittura di -8% rispetto ad aprile 2014. Per quanto riguarda la fase di macellazione, l’indice Cresfis, ad aprile, ha registrato un miglioramento su marzo pari a un +1,9% e un +5,2% su base tendenziale. Il dato positivo è dovuto anche al mercato dei tagli freschi. Infatti, in aprile, le cosce fresche pesanti destinate alla trasformazione in prosciutto crudo Dop sono state scambiate a 3,994euro/kg, in aumento dello 0,9% su marzo e del 2,5% rispetto ad aprile 2014. E in crescita sono state anche le quotazioni per le cosce fresche pesanti destinate al prosciutto crudo generico, che rispetto a marzo hanno fatto registrare un +1,1%. Riguardo la fase di stagionatura, sul precedente mese di marzo i prosciutti pesanti Dop hanno incassato un +0,5%, quelli generici invece +3% e addirittura +8,1% su base tendenziale. Una tendenza positiva testimoniata dal fatto che ad aprile il mercato dei prosciutti è stato positivo. Nel confronto con il precedente mese di marzo, infatti, i crudi di Parma hanno totalizzato un aumento dello 0,9% e rispetto a un anno prima +1,7%. Infine, dopo un lungo periodo di stabilità, è tornato a variare anche il prezzo del Prosciutto crudo di San Daniele: +1,3% la variazione sia congiunturale che tendenziale. Rimane però il gap di redditività tra prosciutti a sfavore del Parma Dop: anche ad aprile, lavorare prodotto generico ha reso l’1,7% in più nel segmento dei prosciutti pesanti e il 13,1% in più in quello dei leggeri.

NOVITA’ LETTERARIE

“Cibo, la sfida globale”, il nuovo libro di Paolo De Castro

Nei giorni scorsi, presso la sede di Nomisma a Bologna, Paolo De Castro, Coordinatore S&D della Commissione agricoltura e sviluppo rurale al Parlamento europeo, ha presentato la sua ultima fatica letteraria, “Cibo, la sfida globale” edito da Donzelli Editore, da poche settimane in vendita nelle librerie.
Ospite d’eccezione alla presentazione, l’ex presidente del Consiglio Romano Prodi, che di Nomisma, peraltro, è stato uno dei fondatori. “Riusciremo ad affrontare la sfida globale sul cibo?” E’ stata questa la domanda introduttiva con cui ha iniziato il suo intervento De Castro, sottolineando che si tratta di una sfida enorme, generata non tanto dal cambiamento dei numeri legati all’incremento demografico mondiale, quanto al mutamento delle diete alimentari determinato dalle migliori condizioni di vita di popolazioni fino all’altro ieri povere che oggi, anziché proteine di origine vegetale, chiedono invece sempre più proteine di origine animale. Ricchezza, consumi, spreco. “Oggi, a livello mondiale, un quarto del cibo va buttato – ha incalzato Prodi – così ci ritroviamo con Paesi come gli Stati Uniti dove la ricchezza alimentare è enorme, e altri come la Cina che al suo interno non troverà mai le risorse per sfamare la sua popolazione. I numeri lo confermano: a fronte del 6-7% di terra arata si contrappone il 20% della popolazione mondiale. Ecco spiegato allora il motivo per il quale la Cina, ma anche la Corea del Sud, si stanno spostando verso l’Africa per accaparrarsi terra da coltivare”. “Il tasso di crescita della domanda alimentare, oggi, a differenza del passato è superiore all’offerta – ha spiegato De Castro – ed è un problema che, se non nell’immediato, riguarderà anche noi: sono quindi le politiche che vanno cambiate. La nuova Pac non è esattamente al pari dei problemi che dovremo affrontare – ha concluso – perché ha un’impronta più vicino al concetto di abbondanza e perché quel 7% di superficie agricola europea incolta è una percentuale troppo alta”. La prefazione del libro è firmata dal Presidente del Consiglio, Matteo Renzi.

MANGIMI E OGM

Assalzoo critica l’ipotesi in discussione a Bruxelles

In un articolo apparso sull’ultima newsletter del sito mangimiealimenti.it, Giulio Gavino Usai, Responsabile economico di Assalzoo (Associazione nazionale tra i produttori di alimenti zootecnici) spiega che dopo la libertà di scelta di produzione di materie prime geneticamente modificate, sui tavoli di lavoro delle Autorità europee è stata avanzata l’ipotesi di applicare lo stesso principio di presunto rispetto delle peculiarità nazionali anche riguardo l’utilizzo di prodotti Gm all’interno delle filiere agroalimentari, e quindi di permettere a ogni singolo Stato membro della Ue di scegliere o meno se vietare l’utilizzo dei cosiddetti Ogm. Secondo il Responsabile economico di Assalzoo vale la pena fare al riguardo alcune riflessioni in merito agli effetti che una simile decisione, quindi il divieto di impiego di materie prime Gm, avrebbe sulla realtà zootecnica italiana. Usai ritiene infatti che si tratterebbe in un vero e proprio terremoto che metterebbe in discussione la stessa sopravvivenza di molte aziende, oltre a destabilizzare dalle fondamenta un settore produttivo determinante per l’economia e l’occupazione del Paese. Nell’immediato si avrebbe un impatto economico su tutta la filiera agroalimentare, un ridimensionamento del numero di animali allevati nel nostro Paese e quindi delle nostre produzioni; il danneggiamento degli operatori italiani a beneficio degli operatori esteri che non avrebbero l’obbligo di rispettare i vincoli di non impiego di materie prime Gm; una ricaduta negativa in termini economici che si rifletterebbe sul Pil nazionale al quale l’agroalimentare italiano contribuisce per poco meno del 20%; il rischio concreto di chiusura di molte aziende di allevamento e di trasformazione o, nella migliore delle ipotesi, una loro delocalizzazione fuori dai confini nazionali e infine una consistente perdita di posti di lavoro con riflessi negativi sull’attuale tasso di disoccupazione. E al danno si aggiungerebbe anche la beffa, perché per far fronte alla domanda alimentare interna, l’Italia sarebbe costretta ad aumentare l’importazione di prodotti alimentari, vegetali o animali, prodotti per lo più a partire proprio da quelle stesse materie prime Gm di cui sarebbe vietata l’importazione/impiego nel nostro Paese.

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