Osservatorio Agri&Food di CremonaFiere – Notiziario n. 59

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LATTE 1

Negoziati Ttip, scende in campo il Parmigiano Reggiano

“Nel settore agroalimentare l’Europa ha interessi estremamente rilevanti, con un saldo attivo di 6 miliardi di euro, ed in questo negoziato è evidente che l’Italia, Paese europeo con il maggior numero di prodotti Dop, si gioca tanta parte di uno sviluppo possibile da sostenere con ogni azione”.

Così Paolo De Castro – europarlamentare e già presidente della Commissione Agricoltura e Sviluppo Rurale del Parlamento Europeo – si è espresso all’indomani dell’audizione svoltasi a Bruxelles del direttore del Consorzio del Parmigiano Reggiano, Riccardo Deserti, davanti alla Commissione europea nell’ambito dei negoziati Ttip tra Ue e Usa. Lo riporta una nota diramata dal Consorzio di tutela .

“Proprio a partire da questo confronto – aggiunge De Castro – va rilanciata un’azione autorevole per raggiungere un risultato ambizioso ed equilibrato, perchè sul mercato americano c’è ancora molto spazio per la crescita delle esportazioni italiane ed europee, soprattutto per i prodotti di alta qualità come le Dop, e il Ttip deve essere l’occasione per bloccare l’uso ingannevole dei richiami ai nostri marchi e all’origine geografica”.

“Gli inganni palesi a carico dei consumatori americani – ha detto il direttore del Consorzio del Parmigiano Reggiano a Bruxelles – ammontano a quasi 100.000 tonnellate all’anno per il nostro prodotto, una cifra che è pari al 74% dell’intera produzione di Parmigiano Reggiano ed è più che doppia rispetto al totale delle nostre esportazioni, pari a 44.500 tonnellate nel 2014, con poco meno di 6.600 negli Usa”.

“Sconfiggere questo parmesan che si presenta in confezioni che in vari modi si richiamano al Tricolore, e che pertanto ingannano i consumatori sull’origine del prodotto e danneggiano i produttori italiani – aggiunge Deserti – aprirebbe prospettive straordinarie, non solo perchè la richiesta del mercato americano sul Parmigiano Reggiano è oggi altissima per le sue caratteristiche di artigianalità e assoluta naturalità molto apprezzate negli States, ma a maggior ragione per gli accordi che continuiamo a consolidare e a realizzare con le più grandi catene distributive americane”.

“Il mercato del Parmigiano Reggiano taroccato, rapportato ai prezzi medi alla partenza dall’Italia dell’autentico Parmigiano Reggiano – spiega Deserti – vale potenzialmente quasi un miliardo di euro, e sebbene sia evidente che buona parte di quel prodotto rientrerebbe tra i generici parmesan ammessi negli Stati Uniti, è altrettanto chiaro di quale potenziale stiamo parlando per le nostre esportazioni”.

“I problemi, le opportunità e gli effetti della lotta ai falsi – ha detto Deserti alla Commissione Europea a Bruxelles – non sono, comunque, solo una questione di cifre e di mercati, ma all’origine ci sono due fatti estremamente gravi che devono pesare nelle trattative con gli Usa: la concorrenza sleale e l’inganno perpetuato a danno dei consumatori”.

Deserti ha ricordato che proprio pochi giorni fa l’Autorità sanitaria americana (FDA), ha imposto il ritiro dal mercato Usa di quasi 15.000 chili di parmesan perchè non indicava in etichetta la presenza dell’additivo Lisozima, un allergene derivato dall’uovo e assolutamente vietato nella produzione di Parmigiano Reggiano.

LATTE 2

Il caldo fa crollare la produzione, 50 milioni di litri in meno in due sole settimane

L’ondata di caldo di queste ultime settimane sta avendo gravi ripercussioni nelle stalle di vacche da latte e nei pollai dove si allevano galline ovaiole. Lo riporta un comunicato di Giovani Impresa di Coldiretti. A causa dello stress da caldo, si stima che nelle stalle italiane, nei primi 15 giorni di luglio, siano stati prodotti 50 milioni di litri di latte in meno rispetto alla media. Una situazione climatica che almeno fino agli ultimi giorni di luglio, secondo le previsioni meteorologiche, non sembra destinata a cambiare sostanzialmente. Sono pertanto scattate le misure anti-afa e gli abbeveratoi destinati agli animali lavorano a pieno ritmo, visto che ogni singolo capo è arrivato a bere fino a 140 litri di acqua al giorno contro i 70 dei periodi più freschi. La situazione è più preoccupante ovviamente in Pianura Padana, dove si concentra il maggior numero di stalle e dove i ventilatori, le doccette e i condizionatori per rinfrescare stalle, pollai e porcilaie sono entrati in funzione a pieno regime. In diminuzione, a causa del caldo, anche la produzione di uova, tant’è vero che a causa dello stress provocato dalle alte temperature le galline hanno anticipato la muta. Il calo è stato valutato in una forbice compresa tra il 5% e il 10% della produzione. Tutto questo causa agli allevatori un aggravio di costi, determinati da maggiori aumenti di consumi di acqua ed energia. Una situazione molto delicata e preoccupante, a cui solo un sensibile calo delle temperature potrà porre rimedio.

EMBARGO RUSSO

Presto operative le misure a favore del comparto ortofrutticolo

Nei giorni scorsi, a Bruxelles, la Commissione ha presentato al competente Comitato di gestione il progetto di regolamento europeo per le nuove misure a favore del settore ortofrutticolo colpito dall’embargo russo. Il provvedimento passerà ora all’esame del Collegio dei Commissari e una sua approvazione finale dovrebbe arrivare entro il 31 luglio prossimo, in modo che sia operativa già a inizio agosto con una durata in scadenza il 30 giugno 2016. Lo rende noto il ministero per le Politiche agricole. Per l’Italia il plafond di ritiri complessivo sarà di circa 50mila tonnellate di prodotto e in particolare: mele e pere 17.500 tonnellate; pesche e nettarine 9.200 tonnellate; agrumi 3.300 tonnellate; susine, kiwi e uva da tavola 15.300 tonnellate; altri ortaggi 650 tonnellate. A questi quantitativi si aggiunge un ulteriore plafond da 3 mila tonnellate che può essere gestito a livello nazionale. Le tipologie di azioni ammesse sui prodotti ortofrutticoli oggetti del regolamento riguardano il ritiro dal mercato e la destinazione agli indigenti, ma anche la mancata raccolta e la raccolta verde. “Abbiamo chiesto un intervento della Commissione – ha affermato il ministro Maurizio Martina – che potesse andare incontro alle aziende danneggiate dall’embargo russo. Si tratta di una risposta necessaria che conferma i quantitativi che erano previsti per i nostri produttori lo scorso anno e introduce il ritiro di pesche e nettarine come da noi richiesto anche nell’ultimo Consiglio a Bruxelles. L’attivazione di questo sostegno è frutto anche del grande lavoro fatto già da maggio dal Ministero insieme a Francia e Spagna nell’ambito del Comitato misto. Le misure poi consentono la donazione agli indigenti della frutta che non va sul mercato e mi auguro che gran parte dei quantitativi possa essere destinato a questa finalità”.

ENERGIE RINNOVABILI

Da AssoRinnovabili una nuova versione per modificare il Decreto

Nei giorni scorsi AssoRinnovabili ha inviato al ministero dello Sviluppo economico una nuova versione aggiornata delle proprie proposte di modifica all’ultima bozza di Decreto ministeriale di incentivazione alle fonti rinnovabili diverse dal fotovoltaico. In un comunicato, l’associazione sottolinea che se la bozza non verrà emendata, si assisterà di fatto al blocco del settore che ha generato occupazione, senza contare i benefici per l’ambiente e la salute e, non ultimo, l’opportunità di affrancarsi sempre più dai produttori di energia ottenuta da fonti fossili. Secondo AssoRinnovabili, la nuova bozza del Decreto sui meccanismi di incentivazione non appare sufficiente a garantire un quadro di ulteriore sviluppo per il settore, soprattutto in considerazione dell’attuale valore del contatore pari a 5.747 miliardi di euro che rischia di vanificare l’efficacia del Decreto stesso, volto a disciplinare (fino al raggiungimento del tetto massimo di 5,8 miliardi di euro) la transizione verso un nuovo modello di sostegno compatibile con la disciplina europea sugli aiuti di Stato. A questo proposito, AssoRinnovabili chiede di conoscere in dettaglio quale sia l’entità degli incentivi effettivamente in corso di erogazione; quale sia, quindi, l’entità degli incentivi temporaneamente assegnati agli impianti idonei e in posizione utile nelle graduatorie di aste e registri del DM 6 luglio 2012, ma non ancora erogati; quale sia l’incidenza degli incentivi assegnati mediante il meccanismo dell’accesso diretto. Ciò premesso, si legge nel comunicato, il testo contiene alcuni elementi positivi come la possibilità di accedere alle tariffe del DM 6 luglio 2012 per gli impianti che entreranno in esercizio entro un anno dall’uscita del nuovo Decreto; il riconoscimento del primo criterio di priorità per gli impianti idonei ma esclusi dai Registri precedenti per esaurimenti dei contingenti e i principi individuati in tema di manutenzioni.

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