Osservatorio Archi e Tasti – Notiziario n. 13 del 07/09/2015 a cura dell’Ufficio Comunicazione di CremonaFiere.

La memoria al bivio

Molti pianisti si confrontano spesso con il problema della memoria, e soprattutto con la paura di incorrere in “vuoti di memoria” durante una performance pubblica. Molto spesso, in realtà, il problema non è legato all’effettiva memorizzazione del brano, ma al rendimento in condizioni critiche, ossia di fronte al pubblico o in contesti di particolare stress (concorsi, audizioni, esami), in cui lo stesso pianista reagisce diversamente. Quindi, più che di problemi di memoria, sarebbe corretto dire “problemi di interferenza con la memoria”, nel senso che sono proprio le interferenze generate da tensioni nervose (e spesso anche muscolari) innescate dalla paura di affrontare una situazione di particolare stress a compromettere l’esecuzione.

Ci sono molti rimedi per ridurre questi rischi, e il primo è, naturalmente, quello di autoconvincersi che non esiste alcun motivo per considerare una performance pubblica come qualcosa di rischioso. È molto importante, inoltre, curare sempre il rilassamento dei muscoli e la costante consapevolezza di quali muscoli stiamo utilizzando: spesso in pubblico si tende ad irrigidire muscoli e tendini che comportano un cambiamento del nostro assetto al pianoforte, e, di conseguenza, rischiano di compromettere anche la tenuta della memoria, la quale si basa anche su riferimenti corporei e tattili.

Nella mia personale esperienza, però, ho notato che i pianisti che hanno maggiori problemi di memoria sono quelli che non hanno una chiara concezione della struttura del brano che eseguono. Ogni composizione musicale presenta, infatti, vari tipi di “bivi”, ossia biforcazioni del discorso, nelle quali, se non si presta attenzione, si rischia di “prendere la strada sbagliata”. In tal caso, può capitare di tornare indietro di parecchie pagine, oppure, al contrario, di trovarsi improvvisamente e anzitempo alla fine del brano. Esiste un semplice rimedio per ridurre il rischio che ciò accada: avere numerosi “paletti” di riferimento durante l’esecuzione del brano, ossia sapere sempre dove ci si trova, avendo ben chiara la “mappa” della composizione e l’itinerario che dobbiamo percorrere al suo interno. In particolare, dobbiamo avere sempre ben presenti quali sono i bivi, e abituare la nostra mente durante lo studio a prevederli con congruo anticipo, esattamente come farebbe un autista navigato che conosce bene la strada che deve percorrere. Così, il rischio di “saltare uno svincolo” è molto ridotto, e qualora anche accadesse, saremmo in tempo per rientrare nella strada principale, senza perdere la rotta.

Intervista al decano degli accordatori Steinway

Franz Mohr è stato uno dei più leggendari accordatori di pianoforti del nostro tempo. Il suo nome è legato alla Steinway, ditta per cui ha lavorato per vari decenni, collaborando con pianisti come Horowitz, Van Cliburn e Rubinstein. In questa lunga intervista in inglese, pubblicata da Bruce Duffie, racconta molti interessanti dettagli e retroscena della sua esperienza.

http://www.bruceduffie.com/mohr.html

Una nuova camicia da concerto.

Tutti i musicisti classici conoscono i problemi da affrontare quando si suona per più di un’ora indossando un abito da concerto, spesso in sale iper riscaldate o molto affollate. Per ovviare ai piccoli disagi dati da un abito spesso troppo pesante, è stata concepita la nuova camicia da concerto dell’azienda americana Coregami, pensata da un ex violinista, proprio per le esigenze specifiche dei concertisti classici. E realizzata in un particolare tessuto tecnico, che limita gli attriti e il sudore e lascia traspirare la pelle senza aderire troppo al corpo. Maggiori dettagli nel seguente articolo pubblicato sul New York Times:

http://mobile.nytimes.com/2015/08/19/arts/music/taking-the-starch-out-of-orchestra-attire.html?referrer=&_r=0

Il sito ufficiale dell’azienda è
http://coregami.com

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