OSSERVATORIO AGRI&FOOD DI CREMONAFIERE Notiziario n. 64 del 24/09/2015 a cura dell’Ufficio Comunicazione di CremonaFiere.

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EXPORT AGROALIMENTARE

Da gennaio a luglio il risultato supera i 21 miliardi di euro

Nei primi 7 mesi del 2015 l’export agroalimentare ha superato la quota dei 21 miliardi di euro. Lo rende noto il ministero per le Politiche agricole, sottolineando che si tratta di un risultato straordinario che esprime tutta la forza di questo settore. L’obiettivo di raggiungere i 50 miliardi nel 2020 sembra a portata di mano, così come quello dei 36 miliardi di euro per il 2015. Il Ministero evidenzia che si tratta di un successo senza precedenti che può essere ancora migliorato aiutando le aziende a guardare al mondo e a conquistare nuovi spazi di mercato. La spinta di Expo nei tre mesi da maggior a luglio è stata evidente, soprattutto su alcuni mercati strategici. Per rafforzare ancora i risultati Mipaafministero dello Sviluppo economico stanno attuando il Piano di internazionalizzazione che contiene delle azioni forti di attacco all’italian sounding nel mondo. Sul mercato degli Stati Uniti, in occasione del Columbus Day del 12 ottobre, partirà un’importante campagna contro il falso made in italy con investimenti per 50 milioni di euro. Occorre inoltre continuare nella promozione dell’eccellenza dei prodotti italiani e per questo motivo proprio in questi giorni, a Mosca, l’italia ha partecipato con un proprio padiglione, presentando anche il segno unico distintivo “The Extraordinary Italian Taste”, al World Food, una delle maggiori fiere specializzate russe. Una presenza significativa perché, nonostante la complessa situazione che stiamo vivendo, il nostro paese continua a ricoprire un ruolo importante tra i paesi fornitori della federazione russa ed è fondamentale continuare a presidiare anche questo mercato

NEGOZIATI TTIP

Lo scoglio restano le indicazioni geografiche protette

Il Ttip (Transatlantic trade and investment partnership) continua a essere un tema di grande attualità. Nell’ultima newsletter di Clal.it Leo Bertozzi fa un’analisi dell’avanzamento dei negoziati e scrive che “una delle aree di disaccordo fra Unione Europea e Stati Uniti riguarda le indicazioni geografiche protette nella Ue come Dop, Igp, Stg. Negli Usa la protezione di questi prodotti ha natura di proprietà privata e ricade nel regime generale dei marchi di certificazione stabiliti dal Lenham Act del 1946. Gli operatori statunitensi ritengono che molte delle Ig europee possano essere ottenute altrove, replicando tecniche e tecnologie produttive. Sostengono poi che denominazioni quali Asiago, Parmesan, Feta o Gouda, sono da tempo divenute dei nomi generici che in alcuni casi sono anche stati registrati come marchi. Di conseguenza – continua Bertozzi – un loro eventuale divieto d’uso avrebbe ripercussioni gravi per la produzione e il commercio e impedirebbe ai consumatori di trovare sufficienti quantità di questi formaggi, essendo la domanda superiore alla quantità prodotta nei Paesi d’origine: una posizione, questa, sostenuta in particolare dal Consortium for Common Food Names. Sembra però che il clima stia cambiando a causa di almeno cinque buone ragioni. La prima è che la protezione dei prodotti d’origine geografica comincia ad avere il sostegno delle imprese, come dimostrano la protezione dei vini nella Napa Valley in California e le patate in Idaho. La seconda – riflette ancora Bertozzi – è che gli Usa continuano a negoziare accordi commerciali bilaterali e regionali con Paesi che offrono protezione alle indicazioni geografiche. La terza riguarda il riconoscimento delle Ig che permetterebbe di valorizzare i prodotti d’origine Usa ed esportarli su nuovi mercati, tutelandoli. La quarta coinvolge i consumatori, che sarebbero garantiti sulla vera origine del prodotto acquistato e la quinta eviterebbe la perdita d’immagine per le ricorrenti denunce e prese di posizione da parte di imprese e Paesi europei”. Leo Bertozzi conclude la sua analisi affermando che “i negoziati Ttip possono portare a una riduzione delle differenze commerciali fra le due grandi realtà atlantiche e gli Usa potrebbero fare lo sforzo di superare l’ostacolo, loro, delle indicazioni geografiche. Dipende però cosa ottengono in cambio. La logica latina del do ut des è sempre valida”.

SUINI

Migliora ad agosto la redditività degli allevatori

L’incremento registrato nel mese di agosto, rispetto a quello precedente, è dell’11,5%, pari a una quotazione media mensile di 1,600euro/kg. Lo rende noto la consueta analisi del Crefis (Centro ricerche economiche sulle filiere suinicole) che sottolinea anche l’aumento del 2% rispetto a un anno fa. Va detto però che da più di 4 mesi, quindi oltre 16 settimane, i rappresentanti dei macellatori non partecipano alle riunioni della Commissione unica nazionale (Cun) di Mantova, lasciando di fatto la definizione dei prezzi nelle sole mani degli allevatori. Crefis sottolinea quindi la probabilità che i prezzi effettivamente riconosciuti ai produttori siano diversi e meno elevati: basti infatti pensare che a Modena i suini pesanti, sempre ad agosto, hanno raggiunto una quotazione di 1,481euro/kg. Poiché gli indici di reddittività dell’allevamento sono formulati sulla base dei prezzi Cun, il forte miglioramento è quindi solo apparente, anche se le basse quotazioni delle materie prime utilizzate nell’alimentazione stanno contribuendo a far quadrare i bilanci delle aziende. Da questo quadro consegue che ad agosto, nella fase di macellazione, la redditività secondo l’indice Crefis ha subito una flessione del 6,3% su base congiunturale, rimanendo però positiva (+2,1%) su base tendenziale. Il Prosciutto di Parma Dop stagionato ha proseguito il deciso trend al rialzo iniziato timidamente a fine giugno e proseguito per tutto il mese di luglio. Ad agosto infatti, i prezzi hanno registrato un aumento del 4,1% rispetto al mese precedente con una variazione tendenziale del +9,3%. “Questo marca una chiara inversione di tendenza nel mercato del Parma stagionato che era attesa da tempo – afferma il direttore di Crefis, Gabriele Canali – L’auspicio è che questo aumento possa rafforzarsi e consentire alla filiera qualche complessivo recupero di redditività, particolarmente necessario dal momento che quella del Parma Dop è ancora inferiore a quella del non tutelato”. Grazie a questo recupero, ad agosto è risultata buona anche la performance della fase di stagionatura, con un indice in aumento del 2% rispetto al mese di luglio, ma soprattutto in crescita del 10,8% se confrontato con agosto 2014. Infine i prosciutti generici, che ancora una volta segnano un dato positivo: +1,1% su base congiunturale e +3% su quella tendenziale, anche se meno dinamica dei Dop.

OLIVICOLTURA

Xylella fastidiosa, il ceppo CoDiRO non contamina la vite

Si sono conclusi i test di patogenicità di Xylella fastidiosa per il genere Vitis, il cui risultato definitivo attesta che il ceppo rinvenuto a Lecce e denominato CoDiRO non contamina la vite. Lo rende noto il ministero per le Politiche agricole. I test, effettuati dall’Istituto per la Protezione sostenibile delle piante del Cnr e dal Dipartimento di Scienze del suolo, della pianta e degli alimenti dell’Università degli Studi di Bari, sono durati più di un anno e hanno riguardato diverse varietà di vite, dimostrando che le misure fitosanitarie applicate alle piante contro Xylella fastidiosa possono essere abolite in quanto il ceppo batterico presente in Puglia non ha alcun effetto su queste piante. I risultati rafforzano quanto sinora evidenziato dalle indagini effettuate nei territori contaminati. Il dossier in questione, corredato dei relativi dati scientifici, è già stato trasmesso ai competenti uffici della Commissione europea e la sua discussione è prevista davanti al Comitato fitosanitario permanente del 17-18 settembre prossimi a Bruxelles, nell’ambìto del quale dovranno essere assunte le decisioni in merito alla modifica della normativa dell’Unione su Xylella fastidiosa, eliminando la vite dall’elenco delle specie ospiti del ceppo CoDiRO sottoposte a regolamentazione. “Si tratta di un risultato molto importante – ha dichiarato il ministro Maurizio Martina – sul quale abbiamo lavorato per mesi. Provvederemo alla pubblicazione del dossier e alla sua diffusione anche presso i Paesi terzi perché in questi mesi ci sono state troppe speculazioni che hanno danneggiato il comparto vivaistico legato al commercio di barbatelle e di viti non solo in Puglia. Attraverso le nostre Ambasciate inviteremo i Paesi che hanno blocchi sulle nostre piante a modificare le loro decisioni”.

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