OSSERVATORIO AGRI&FOOD DI CREMONAFIERE Notiziario n. 67 del 14/10/2015 a cura dell’Ufficio Comunicazione di CremonaFiere.

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LATTE 1

Grana Padano Dop, presto pronto il Piano produttivo 2016-2018

Il 6 ottobre scorso, a Sirmione (BS) si è svolta l’Assemblea del Consorzio di tutela del Grana Padano Dop che ha deciso di applicare uno sconto sulla contribuzione del 2016 per andare incontro alle difficoltà dei consorziati, in considerazione del momento non facile che il mercato lattiero-caseario europeo e italiano sta attraversando che causa inevitabili difficoltà alle aziende. Nel suo intervento, il presidente del Consorzio, Nicola Cesare Baldrighi, ha sottolineato che “la proposta ha ottenuto il 95% dei consensi, confermando la grande sintonia strategica tra la base e i vertici del Consorzio.

Un sistema, quello del Grana Padano, che conta oggi su 131 caseifici produttori e 154 stagionatori associati e che, malgrado le difficoltà del mercato interno, nei primi 8 mesi dell’anno ha fatto segnare un aumento dei consumi quantificabili complessivamente tra l’1% e il 2%”.

Durante l’assemblea inoltre, si è discusso del Piano di valorizzazione e distinzione del Grana Padano Dop basato su una serie di punti che vanno da un ulteriore miglioramento qualitativo a una conferma della vigilanza fissa sul grattugiato, senza dimenticare un maggior rigore verso la produzione di similari e una nuova campagna di comunicazione da lanciare nel 2016 che evidenzi i valori del Grana Padano Dop e i suoi caratteri distintivi: anche in questo caso l’assemblea ha incassato il 95% dei consensi, dando il via alle procedure per la stesura del nuovo Piano produttivo 2016-2018 “che in novembre – ha sottolineato il direttore generale del Consorzio, Stefano Berni – verrà discusso e approfondito singolarmente con tutti i soci e portato all’approvazione della prossima Assemblea prenatalizia che si terrà il 18 dicembre”.

Nel comunicato del Consorzio che riporta quanto avvenuto durante l’Assemblea del 6 ottobre scorso, si sottolinea che nei primi 9 mesi dell’anno la produzione di Grana Padano Dop ha raggiunto le 3.658.373 forme, con un calo del 2,9% rispetto allo stesso periodo del 2014, chiuso con una produzione di 4.840.019 forme (+6% sul 2013) e con un export di 1.588.000 forme: +4,5% sempre sul 2013.

LATTE 2

Successo del Parmigiano Reggiano a Expo, oltre 1 milione le degustazioni

Sono quasi 2 milioni i visitatori di Expo che sono entrati in contatto con il Parmigiano Reggiano e di questi, grazie alla mobilitazione di oltre 100 caseifici del comprensorio, oltre 1 milione hanno degustato il prodotto.

Lo afferma in un comunicato il Consorzio di tutela sottolineando i dati a tre settimane dalla chiusura dell’Exposizione universale. “L’aspetto più rilevante della partecipazione ad Expo – ha dichiarato il presidente Giuseppe Alai – è legato al fatto che abbiamo potuto presentare adeguatamente il nostro prodotto, scegliendo luoghi ed eventi nell’ambìto dei quali era possibile parlare con i consumatori delle caratteristiche del Parmigiano Reggiano, dei suoi valori distintivi e delle sue proprietà, fornendo elementi di conoscenza tali da stimolare un consumo consapevole e un acquisto duraturo nel tempo”.

“Il maggior numero di contatti – ha sottolineato il direttore del Consorzio, Riccardo Deserti – lo abbiamo registrato grazie alla presenza in esclusiva nel padiglione ‘Supermercato del futuro’ che ai primi di settembre contava oltre 1,2 milioni di ingressi e chiuderà probabilmente con oltre 1,5 milioni.

Qui si sono alternati 72 caseifici del Parmigiano Reggiano sfruttando un esclusivo corner di 30 mq dove personale specializzato ha presentato e continua a presentare, per 11 ore consecutive al giorno, il prodotto di due diverse stagionature, mentre uno spazio specifico è dedicato alla gamma delle particolari eccellenze del Parmigiano Reggiano con stagionature classiche e lunghissime, il prodotto di montagna, quello biologico e quello ottenuto dal latte di razze di bovine autoctone.

Nel solo corner, che si è aggiunto alla vendita del prodotto in corsia – ha precisato Deserti – oltre 10mila consumatori, di cui oltre il 20% stranieri, hanno anche effettuato l’acquisto nonostante Expo non fosse e non sia un luogo di vendita, bensì una vetrina delle eccellenze mondiali nel campo dell’alimentazione”.

SUINI

I prezzi in lieve ascesa, ma preoccupano le dinamiche del mercato

A settembre i prezzi dei suini da macello hanno continuato a crescere. Lo si apprende dalla periodica newsletter di Crefis (Centro ricerche economiche sulle filiere suinicole).

I capi pesanti scambiati sul mercato di Modena hanno raggiunto 1,516 euro/kg, pari a +2,3% rispetto ad agosto e +3,7% rispetto a settembre 2014. Il documento sottolinea che da alcuni mesi la Cun (Commissione unica nazionale) presenta forti difficoltà a fissare un prezzo che sia frutto del confronto tra allevatori e macellatori.

A soffrirne molto è quindi l’attendibilità dei prezzi in termini di aderenza alle reali dinamiche del mercato. Per questo motivo, per i suini pesanti da macello Crefis ha iniziato a utilizzare le quotazioni del mercato di Modena, anche per quanto riguarda gli indici di redditività.

A questo proposito, la fase di allevamento calcolata dall’indice del Centro ricerche economiche sulle filiere suinicole, ha registrato una variazione di +3% rispetto ad agosto e addirittura di +21,8% su base tendenziale. La fase di macellazione ha invece subito una flessione del 4,9% rispetto ad agosto, mentre è risultata stabile su base tendenziale. Confermati i miglioramenti della fase di stagionatura dei prosciutti crudi Dop.

Il Parma stagionato “pesante”, infatti, ha quotato 8,363euro/kg, ovvero +3,3% rispetto ad agosto e +13,3% su base tendenziale. I prezzi in salita fanno migliorare anche la redditività della stagionatura dei Dop che secondo l’indice Crefis cresce del 2,8% nella tipologia pesante (+16,8% su base tendenziale); mentre sempre a settembre è sceso quello legato ai prosciutti generici, -1,4% anche se rispetto allo stesso mese del 2014 il dato si ferma a +3,4%.

Nonostante questo miglioramento per i prodotti Dop, la redditività del Prosciutto di Parma rimane del 4,8% inferiore a quella dei prosciutti smarchiati, anche se con un differenziale minore di quello registrato in agosto.

IMITAZIONI E CONTRAFFAZIONI

Il trattato Ttip deve riconoscere il sistema europeo delle Dop e delle Igp

Il 10 ottobre scorso, sul Corriere di Bologna, a pagina 10 Mara Pitari ha firmato un articolo relativo ai contenuti del primo di una serie di seminari all’interno del “Growing seeds forum”, svoltosi nei giorni precedenti a Bologna, organizzato da Nomisma con il supporto di Philip Morris Italia.

In base ai dati illustrati e scaturiti dallo studio condotto dalla Società di ricerca e consulenza economica bolognese, i prodotti Dop e Igp dell’Emilia Romagna, ben 41, regione che sia a livello nazionale che europeo detiene il maggior numero di prodotti tutelati, sono tra i più imitati al mondo.

Lo studio di Nomisma però, sottolinea che se negli USA i prodotti agroalimentari emiliani sono i più imitati, è altrettanto vero che il “consumatore americano oggi dimostra una maggiore sensibilità e per questo sta sviluppando la voglia di acquistare pasta, olio, vino e formaggi made in Italy”. Le imitazioni comunque non sono appannaggio solo degli Stati Uniti.

“Nel 2014 – scrive Pitari – l’Ispettorato centrale per il controllo della qualità dei prodotti agroalimentari ha effettuato 60 segnalazioni in tutta Europa riguardanti pratiche imitative di prodotti Dop e Igp italiani, delle quali ben 40 relative a denominazioni dell’Emilia Romagna.

Secondo il report di Nomisma si tratta di un danno incalcolabile per un sistema certificato che a livello regionale vale oltre 2,5 miliardi di euro e che fa dell’Emilia Romagna la prima regione in Europa per valore dei prodotti Dop e Igp”.

L’articolo riporta una dichiarazione dell’assessore regionale all’Agricoltura, Simona Caselli, secondo la quale è fondamentale che il Ttip (Trattato transatlantico sul commercio e gli investimenti) al centro di una serrata trattativa tra Usa e Europa, riconosca il sistema europeo delle Dop e delle Igp.

“Anche se in media la quota di prodotti made in Usa rappresenta il 73% della spesa alimentare delle famiglie americane – questa la dichiarazione di Denis Pantini, responsabile del settore agroalimentare di Nomisma, riportata nell’articolo in questione – nella parte rimanente l’italianità dei prodotti ha un ruolo di primo piano: l’Italia figura al primo posto come origine di alimentari esteri più ricercati con una predilezione particolare verso formaggi, pasta, olio d’oliva, sughi e vino”.

“Il mercato dei prodotti alimentari con gli Usa – continua Pitari – è il più importante tra quelli non comunitari con il 7% del totale delle esportazioni regionali. L’origine italiana rappresenta una garanzia di qualità secondo il 72% dei consumatori Usa e di sicurezza alimentare per il 19%, anche se il fenomeno del cosiddetto italian sounding rende difficile capire ciò che è realmente prodotto da noi”.

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