OSSERVATORIO AGRI&FOOD DI CREMONAFIERE – Notiziario n. 70 del 11/11/2015 a cura dell’Ufficio Comunicazione di CremonaFiere.

LATTE

Sulla “guerra del latte” dice la sua anche Dario Di Vico del Corriere della Sera

“La guerra del latte”.

Questo il titolo dell’articolo apparso sul Corriere della Sera di domenica 8 novembre firmato da Dario Di Vico (pag. 17) a seguito della protesta messa in atto il giorno prima dagli allevatori davanti al centro di distribuzione dei prodotti lattiero-caseari realizzati dalla multinazionale Lactalis, che nel corso degli ultimi anni ha acquistato le italiane Locatelli, Galbani, Parmalat, Invernizzi.

Ha scritto De Vico: “L’azione degli allevatori non ha precedenti perché ha individuato una controparte ben visibile, la Lactalis per l’appunto, rea di aver ribassato del 20% il prezzo del latte ritirato dalle stalle a meno di 34 centesimi al litro (in qualche caso pagato anche 31) costringendo così gli allevatori a lavorare in dumping (al produttore un litro di latte costa dai 38 ai 41 centesimi)”.

Secondo De Vico “La questione del prezzo fissato da Lactalis apre riflessioni che potrebbero interessare anche l’autorità Antitrust o quantomeno l’apertura di un’indagine conoscitiva.

Siamo infatti in una situazione in cui il leader di mercato fissa un prezzo di riferimento e la stragrande maggioranza degli operatori di fatto lo adotta mettendo le controparti in ginocchio.

In qualche maniera si può parlare della formazione di un cartello de facto in un segmento in cui chi produce il latte è già in una posizione negoziale svantaggiata sia perché deve vendere in meno di 24 ore pena la deperibilità, sia perché l’offerta in Italia è eccessivamente frantumata con stalle che magari hanno in media dalle 60 alle 100 vacche.

Passati gli anni delle quote e del disagio degli allevatori strumentalizzato a fini politici, il tema del latte torna di attualità e stavolta la protesta dal basso si sviluppa nel senso della modernità – il valore della filiera italiana nel dopo Expo – e non solo come la difesa statica di un piccolo mondo antico. Ma perché l’iniziativa degli stessi allevatori sia coerente – è la conclusione forte di De Vico – il passaggio da affrontare è quello della aggregazione delle aziende: se rimarranno così piccole non potranno mai avere il peso negoziale che auspicano. E dunque farebbero bene a muoversi prima che sia troppo tardi”.

SUINI 1

Ottobre negativo per gli allevatori, la redditività perde il 4,9%

Dopo una fase positiva durata qualche mese, a ottobre i prezzi dei suini pesanti da macello sono calati. Lo rende noto Crefis (Centro ricerche economiche sulle filiere suinicole) nella sua mensile newsletter dedicata all’andamento del comparto suinicolo italiano.

A Modena, si apprende, le quotazioni sono arrivate a 1,442euro/kg: -4,9% rispetto a settembre. Grazie però alle buone quotazioni dei mesi precedenti, il confronto tendenziale, cioè su ottobre 2014, rimane positivo con un +4%. Rimane però il dato di ottobre 2015 che registra il calo della redditività degli allevatori dovuto anche al rialzo dei prezzi di mais e soia, i principali fattori alimentari di produzione del suino. L’indice Crefis segnala dunque un -4,4% rispetto a settembre, mentre rimane positivo a +16% l’indice tendenziale.

E’ invece migliorato l’indice di reddittività del settore della macellazione che su base congiunturale incassa un +4,9%, aiutato anche dal contemporaneo aumento, seppur lieve, dei prezzi dei principali tagli freschi.

Quelli delle cosce da destinare a prosciutto crudo dop quotate dalla Cun tagli sono state scambiate a 4,482euro/kg per la tipologia pesante con una variazione di +0,2% rispetto al mese precedente e del +10% rispetto a ottobre 2014. Una crescita dello 0,3% riguarda le cosce fresche pesanti per prosciutto generico che si sono fermate a 3,592euro/kg con una variazione tendenziale molto positiva: +16,8%. Scendono invece dello 0,9% sia rispetto a settembre 2015 che a ottobre 2014 le quotazioni dei lombi taglio Modena, arrivati a 4,460euro/kg.

Forte infine il miglioramento della redditività del Prosciutto di Parma Dop pesante che in ottobre ha finalmente superato fisiologicamente quella del prodotto smarchiato.

Rispetto a settembre l’indice Crefis di stagionatura del Parma pesante è arrivato a +3,1%, mentre il dato dei prosciutti generici è sceso del 3,9%. Un autentico balzo è poi segnalato dal dato tendenziale del Prosciutto di Parma arrivato a +22%. Sempre positivo ma di un più modesto 14% l’indice tendenziale per il prodotto generico.

SUINI 2

Prosciutto San Daniele Dop, vola il mercato del pre-affettato in vaschetta: +11%

Il Consorzio del Prosciutto di San Daniele rende noto che nei primi nove mesi del 2015 sono stati confermati i positivi risultati del comparto.

Nonostante i generali andamenti recessivi del mercato dei salumi che fa segnare un calo della spesa delle famiglie italiane del -0,8% sullo stesso periodo del 2014 – si legge in un comunicato – il Prosciutto di San Daniele, in netta controtendenza, ha fatto registrare un +8,6% sugli acquisti delle famiglie italiane (elaborazione Ismea su dati Nielsen – settembre 2015).

Nei primi nove mesi dell’anno sono stati venduti circa 2.200.000 prosciutti che determinano un incremento molto positivo del +3,7% sullo stesso periodo del 2014. La crescita passa a due cifre se si analizza il segmento di mercato del pre-affettato in vaschetta, un formato pratico che incontra il favore dei consumatori lasciando inalterati la qualità e il gusto del prodotto.

A fine settembre, le confezioni di prosciutto di San Daniele affettato prodotte sono state oltre 14.100.000 segnando un +11% sullo stesso periodo dell’anno scorso. I dati relativi all’export nei principali mercati esteri completano il poker di segni positivi. Da gennaio a settembre 2015 la quota sul totale delle vendite in Europa è cresciuta del 10,36% indicando in Belgio, Germania, Regno Unito e Francia i mercati principali. Stesso incremento con una crescita del 10,7% se si analizza il mercato extraUe: Australia. Giappone, Usa e Svizzera rispetto allo stesso periodo del 2014.

NEGOZIATO TTIP

Proseguono gli incontri bilaterali, De Castro a Washington su tutela dei marchi

Si è conclusa il 5 novembre scorso la missione a Washington di una delegazione del Parlamento europeo per approfondire alcuni aspetti del negoziato sull’accordo di libero scambio (Ttip) tra Unione europea e Stati Uniti.

“I diversi incontri di questa intensa tre giorni di dibattito – spiega in una nota Paolo De Castro relatore per il Titp della Commissione agricoltura e europarlamentare S&D – sono stati proficui soprattutto per le importanti questioni che riguardano il settore agroalimentare europeo.

Abbiamo discusso degli standard per garantire al contempo sicurezza alimentare e salute umana e animale e abbiamo espresso la ferma volontà che all’interno del Ttip le indicazioni geografiche vengano riconosciute e tutelate. La controparte – ha evidenziato De Castro – ha mostrato grande attenzione su questo tema e sull’importanza della corretta informazione al consumatore, argomenti ripresi e sostenuti anche dall’ambasciatore Usa presso l’Unione europea, Anthony Luzzatto Gardner durante il suo intervento conclusivo.

Contrastare l’Italian sounding e informare in maniera trasparente il consumatore statunitense sulla provenienza dei prodotti che acquista sono due facce della stessa medaglia. Identificare un sistema di etichettatura chiaro, capace di evitare fenomeni di misleading fuorvianti al momento dell’acquisto deve quindi essere un punto centrale in un accordo commerciale di tale peso.

Dobbiamo trovare una soluzione ‘win-win’ – conclude nel suo commento De Castro – per far sì che il Ttip possa davvero tradursi in un’opportunità di crescita economica e occupazionale per il settore agroalimentare europeo e, in particolare, per quello italiano”.

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