OSSERVATORIO AGRI&FOOD DI CREMONAFIERE Notiziario n. 72 del 25/11/2015 a cura dell’Ufficio Comunicazione di CremonaFiere.

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LATTE 1

Parmigiano Reggiano, bene l’export verso gli Usa mentre risalgono i consumi interni

Dopo quasi due anni di crisi, con quotazioni all’origine passate da poco più di 9 euro a meno di 7,60/kg, il mercato del Parmigiano Reggiano sembra mostrare qualche segnale di ripresa.

Lo afferma in una nota il Consorzio di tutela che, per bocca del suo presidente, Giuseppe Alai, sottolinea come sia prematuro parlare di vera e propria inversione di tendenza, pur registrando un lieve rialzo delle quotazioni e soprattutto “una ripresa dei consumi interni e un ottimo andamento delle esportazioni che dovrebbero concorrere a sostenere un cambio di marcia rispetto ai mesi scorsi”.

I prezzi all’origine, continua il comunicato, nell’ultimo mese hanno registrato alla Borsa comprensoriale di Parma un aumento di 10 cent./kg a cui si unisce una prima riduzione delle scorte.

A questi movimenti si abbina l’aumento delle esportazioni che a fine agosto ha registrato un +7,2% per il prodotto in forme o porzionato e addirittura un +14,7% per il grattugiato. “In quest’ambìto – riflette ancora Alai – il dato più significativo è rappresentato dal flusso verso gli Stati Uniti, cresciuto di oltre il 20% proprio laddove continuiamo a scontare i più pesanti e negativi effetti della presenza di formaggi che si richiamano al nostro prodotto, sfruttando l’assenza di legislazione a tutela delle Dop che chiediamo sia il fulcro dei negoziati Ttip in corso tra Unione Europea e Autorità americane”.

Se il dato dovesse mantenersi anche nel consuntivo di fine anno, il 2015 potrebbe portare gli Usa ad essere il primo mercato di destinazione del Parmigiano Reggiano, che oggi vede nella Germania e nella Francia i Paesi leader nei consumi esteri proprio davanti agli Stati Uniti e, dato non irrilevante, anche il mercato interno appare orientato a una crescita più consistente rispetto agli ultimi anni.

Nei primi dieci mesi del 2015, in netta controtendenza se confrontato al complessivo mercato dei formaggi duri che registra una flessione del 2,9%, il Parmigiano Reggiano ha fatto segnare una crescita delle vendite nella Gdo pari a un +2,3%, trend che dovrebbe registrare un ulteriore miglioramento in vista delle festività natalizie ormai alle porte.

“E’ molto positivo il fatto che continuino ad aumentare le vendite dirette in caseificio – ha sottolineato il direttore del Consorzio, Riccardo Deserti – e quelle legate al canale online, che sul sito del Consorzio registra movimenti in progressiva e significativa crescita”.

LATTE 2

Un consumatore più esigente va aiutato nella scelta dei suoi acquisti alimentari

“Nella mente del consumatore, quantomeno di quello dei Paesi ad economia avanzata, sono sempre più presenti due riferimenti per dare un valore alla qualità dei prodotti alimentari (ma non solo): il locale ed il biologico”.

Lo scrive Leo Bertozzi in un articolo apparso sul sito clal.it. “Questo in quanto il riferimento alla qualità nei suoi diversi aspetti  compositivo, sanitario, nutrizionale e quant’altro, è ormai divenuto un prerequisito che il prodotto presente sullo scaffale deve garantire. Lo stesso dicasi per la genuinità – continua l’autore – ogni prodotto posto in vendita deve essere genuino altrimenti non potrebbe essere consumato.

Le evoluzione dell’etichetta sul prodotto, attraverso informazioni sempre più puntuali, permettono o dovrebbero permettere al consumatore di effettuare una scelta consapevole e dunque di attribuire un  valore a ciò che viene acquistato.

Ciononostante, permane  la difficoltà a percepire il reale valore intrinseco di prodotti sempre più elaborati e con la presenza di claims che vanno da “free from” a “ricco in” o quant’altro. Acquista una crescente importanza il valore percepito più che quello intrinseco, che però è difficile da misurare con parametri oggettivi.

Emerge  dunque un nuovo bisogno di riferimenti  percepiti  ed assumono rilevanza parametri che richiamano  a fattori noti, vicini, rispettosi della natura e dell’ambiente o ritenuti tali.

La conferma giunge da uno studio sui consumatori tedeschi pubblicato in Appetite, da cui appare la disponibilità a spendere di più per i prodotti locali, comprendendo dunque anche una dimensione sociale alla produzione.

Questo vale in primo luogo per quanti hanno già propensione ad acquistare biologico, ma anche per i consumatori che non sono disponibili a pagare di più un prodotto perché biologico,  ma che comunque danno preferenza ai prodotti locali o comunque di origine nazionale rispetto a quelli d’importazione.

La diffusione delle campagne promozionali sulla promozione dei prodotti nazionali né è la prova. Mentre la politica di qualità dell’Unione Europea riconosce criteri specifici per l’agricoltura biologica (e le  Indicazioni geografiche), mancano invece garanzie reali ed oggettive  sul prodotto presentato come locale, se non la conoscenza diretta del produttore e della filiera.

Il concetto di qualità è sempre più olistico – conclude il suo ragionamento Bertozzi – dunque si evolve e diventa anche uno strumento di marketing. Occorrono però garanzie oggettive, non solo  per il consumatore, ma anche  per il mercato”.

AGRICOLTURA E LEGGE DI STABILITA’

L’approvazione del Senato conferma le misure previste

Con l’approvazione in Senato della Legge di Stabilità, è stato confermato l’intervento straordinario per le aziende agricole con lo stanziamento di 800 milioni di euro per gli investimenti.

Nello specifico, viene confermata l’abolizione dell’Irap e dell’Imu sui terreni agricoli, un’operazione che mira a tutelare il reddito degli agricoltori favorendo il rilancio immediato degli investimenti.

Circa 600 milioni di euro che potranno essere così utilizzati dalle aziende per aumentare la competitività, creare occupazione e affrontare con più forza la sfida dei mercati anche internazionali. Per gli allevatori è stato confermato l’intervento inserito nel Piano latte del ministro Martina con l’aumento della compensazione Iva da 8,8% a 10% per i produttori di latte fresco. Il risparmio fiscale conseguente per le aziende del settore vale circa 0,5 centesimi di euro per litro venduto.

Altri 140 milioni di euro sono stati stanziati per garantire la tutela del reddito degli agricoltori danneggiati da fenomeni di eccezionale avversità atmosferica. Il programma di agevolazioni assicurative e la somma messa a disposizione si spalmerà nei prossimi due anni.

E’ previsto inoltre uno stanziamento di 45 milioni per il rinnovo delle macchine agricole, puntando su tecnologie innovative, sicure e sostenibili. Il fondo, creato presso l’Inail, è destinato a finanziare gli investimenti per l’acquisto o il noleggio con patto di acquisto di macchine o trattori agricoli e forestali. La misura ha l’obiettivo di favorire l’innalzamento degli standard di sicurezza a favore dei lavoratori, l’abbattimento delle emissioni inquinanti e l’aumento dell’efficienza delle prestazioni.

E’ stato confermato il regime speciale già vigente dell’Iva per i soggetti passivi con un volume d’affari non superiore a 7.000 euro, recuperando per il settore oltre 18 milioni di euro.

Per il comparto bieticolo-saccarifero sono stati stanziati 5 milioni di euro sia in considerazione delle attuali condizioni di mercato che in vista della fine del regime delle quote a livello europeo.

Per la tutela del reddito dei pescatori e degli operatori ittici è stata rifinanziata la cassa integrazione della pesca per un valore di 18 milioni di euro per il 2016.

VALORE FONDIARIO

In calo il prezzo della terra. Lo afferma un’indagine del Crea

Secondo i dati dell’Indagine sul mercato fondiario condotta dal Crea (Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria), nel 2014 la flessione del prezzo della terra in Italia si è accentuata, confermando per il terzo anno consecutivo una contrazione dei valori come media nazionale.

Lo riporta il sito assomais.it che sottolinea il dato dell’indagine secondo la quale la diminuzione è stata pari a -0,6%, una variazione tutto sommato lieve e tipica di un bene immobiliare che non presenta variazioni annuali particolarmente significative.

Il valore medio nazionale della terra si mantiene intorno ai 20mila euro a ettaro con punte decisamente più elevate nelle aree di pianura e nelle zone collinari particolarmente vocate per colture di pregio.

Molto inferiori risultano i valori fondiari nelle aree montane e in quelle relativamente più marginali delle regioni meridionali.

Anche nel 2014 il divario nei valori tra aree ricche e marginali sembra attenuarsi, dato che i prezzi scendono in misura più consistente proprio nelle aree più fertili, segno di un aggiustamento dei valori che si attendeva da tempo.

Nove regioni, in prevalenza situate nel Nord Italia hanno presentato una variazione negativa dei valori, che è risultata piuttosto rilevante in Friuli Venezia Giulia, Veneto e Lombardia.

Parallelamente continua a crescere l’affitto, a conferma di quanto già evidenziato dall’ultimo censimento dell’agricoltura. Tra il 2010 e il 20134 l’Istat rileva un incremento della Sau condotta in affitto del 7% che porta a 5,2 milioni di ettari complessivi, di cui circa 1 milione condotti in uso gratuito. La struttura fondiaria sta diventando sempre più flessibile se si considera che il 42% della Sau nazionale è condotta in affitto, un istituto che rimane tra i principali strumenti di modernizzazione da parte degli imprenditori agricoli che in questo modo possono aumentare le proprie superfici aziendali.

Il vantaggio va soprattutto alle aziende miste in proprietà e affitto che sopravanzano quelle solo in proprietà, sia in termini assoluti (5,8 milioni di ettari) che di valore medio aziendale (18 ha). Il trend positivo della diffusione dell’affitto riguarda in particolare le regioni meridionali (+8%) seguite da quelle settentrionali (+6,5%) e centrali (+5%), sebbene la quota complessiva di Sau condotta in affitto sia ancora significativamente concentrata nel Nord Italia.

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