OSSERVATORIO ARCHI E TASTI DI CREMONAFIERE Notiziario n. 19 del 01/12/2015

Pensieri sulla musica: – Accordature d’epoca (Roberto Prosseda)

L’accordatura del pianoforte è oggi globalmente standardizzata e si basa sul temperamento equabile, ossia sulla divisione in dodici parti uguali dell’ottava. Eppure nell’epoca di Haydn e Mozart questo tipo di accordatura non era ancora adoperata, e al suo posto erano diffusi altri sistemi di divisione dell’ottava, basati su intervalli asimmetrici: si tratta di accordature dette “ben temperate”, in quanto prevedevano dei “temperamenti” degli intervalli per poter suonare in diverse tonalità, ma senza troppo snaturare la purezza degli intervalli naturali: questi sistemi, infatti, si basano sull’accordatura di alcune quinte “pure”, temperando altri intervalli con aggiustamenti di frazioni di comma. L’argomento è vasto e complesso, ma vale la pena di considerarlo, poiché ogni diverso tipo di accordatura comporta grandi differenze anche all’ascolto.

Il temperamento equabile, diffusosi gradualmente nell’Ottocento, ha l’innegabile vantaggio di rendere tutte le tonalità ugualmente accordate: il suo uso ha consentito l’evoluzione delle armonie complesse, fino alla dissoluzione del sistema tonale con la musica atonale e dodecafonica. Ma, se consideriamo il repertorio barocco e classico, può essere molto interessante ascoltarlo con le accordature che i compositori dell’epoca usavano: ad esempio, la musica di Bach per tastiera suona meravigliosamente con i sistemi ben temperati ma non equabili, come quello detto “Werkmeister III”, mentre i brani pianistici di Mozart acquistano una più ricca espressività con l’accordatura “Vallotti”, che prende il nome dal suo inventore, Francesco Antonio Vallotti. Si tratta di un’accordatura ben temperata, con sei quinte naturali pure e altre sei temperate. In effetti, le sonate di Mozart sono tutte in tonalità con poche alterazioni, e la maggior parte sono in do, fa e si bemolle maggiore, quindi particolarmente compatibili con questa accordatura. Il vantaggio rispetto alla consueta accordatura moderna è dato dal fatto che ogni tonalità acquisisce un colore diverso, e le tonalità con poche alterazioni suonano molto meglio, più ricche di armonici e più “calde”. Si comprende in tal modo perché Mozart sceglie il fa minore per esprimere stati d’animo di profonda tristezza, e il re maggiore per atmosfere giocose e solari. Ogni tonalità corrisponde ad un luogo dell’anima ben caratterizzato, e le modulazioni assumono quindi una forza drammatica particolarmente coinvolgente.

Per maggiori approfondimenti sull’evoluzione dei temperamenti e sulla loro influenza sulla musica e la cultura occidentale consiglio il bellissimo libro di Stuart Isacoff: “Temperamenti – Storia di un enigma musicale”, pubblicato in italiano da EdT.

Come studiare un brano musicale?

Il successo di un concerto o di un’incisione discografica è in buona parte legato al tipo di preparazione che il musicista compie durante lo studio. Eppure molti studenti non curano con sufficiente attenzione il loro metodo di studio, limitandosi a ripetere pedissequamente i brani, o insistendo su uno studio prettamente meccanico. Una preziosa lettura su questo argomento è offerta dal libro pubblicato nel 1932 dal didatta tedesco Karl Leimer, insegnante di grandi pianisti, tra cui Walter Gieseking. In questo libro Leimer spiega in dettaglio il suo metodo di studio, basato soprattutto sulla presa di coscienza mentale della struttura di ogni brano e della collocazione timbrica di ogni voce. L’ascolto è, quindi, un aspetto primario nella fase dello studio musicale, e Leimer lo dimostra con numerosi esempi pratici. Il libro, intitolato Piano Technique, è disponibile al seguente link in download gratuito:

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Lo streaming digitale

La condivisione della musica è oggi molto più immediata e alla portata di tutti grazie ad internet e alla piattaforme musicali online, come Spotify, Deezer, iTunes, che spesso offrono anche servizi di ascolto gratuito in streaming. Ciò sta rivoluzionando anche il modo di comunicare la musica da parte degli artisti e delle case discografiche, modificando gli scenari della promozione e commercializzazione della musica.

Di tutto ciò parla in modo dettagliato e competente il report pubblicato da Musical America, dal titolo “Digital Streaming”, disponibile gratuitamente a questo link:
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Oltre a vari consigli pratici su come sfruttare al meglio le nuove piattaforme di ascolto musicale, il report esplora anche le muove modalità con cui oggi è possibile seguire concerti dal vivo, le varie tipologie di formati musicali e la rispettiva qualità, e le interazioni sempre più strette tra “live” e “recorded”. Sono sempre più numerose le orchestre e i festival che trasmettono i loro concerti anche in streaming video, con l’obiettivo di raggiungere nuovo pubblico, anche al di fuori dei propri confini geografici, e sfruttando internet per raggiungere una maggiore popolarità internazionale.

Allo stesso modo, anche artisti emergenti senza un contratto discografico con una “major” hanno la possibilità di farsi conoscere e fare carriera, aggirando le barriere del tradizionale sistema musicale.

L’orchestra vista da un violista

In un’orchestra classica, la sezione delle viole è senza dubbio una delle più importanti, e costituisce il cuore del suono degli archi.
Tuttavia, il ruolo dei violisti è spesso sottovalutato o oggetto di ironia, come confermano le innumerevoli, e spesso esilaranti, barzellette sui violisti.

È quindi interessante leggere il punto di vista di un noto violista, Sam Bergman, membro della Minnesota Symphony Orchestra, sul suo ruolo in orchestra e sul rapporto con gli altri strumentisti. Qui il testo integrale, in inglese:

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