OSSERVATORIO AGRI&FOOD DI CREMONAFIERE Notiziario n. 78 del 20/01/2016

INVESTIMENTI E OCCUPAZIONE

Mipaaf e Intesa SanPaolo siglano un accordo da 6 miliardi di euro

Il 13 gennaio scorso il ministro delle Politiche agricole Maurizio Martina e il Consigliere delegato di Intesa Sanpaolo, Carlo Messina, alla presenza del Presidente del Consiglio Matteo Renzi, hanno firmato un Protocollo di intesa finalizzato a dare risposte concrete e specifiche alle aziende dell’agroalimentare sul fronte dell’accesso al credito. Lo rende noto in un comunicato il Mipaaf che sottolinea quanto prevede l’accordo. Innanzitutto l’attivazione di un plafond di investimenti dedicato da 6 miliardi di euro in tre anni per il finanziamento di imprese e filiere produttive, oltre a servizi finanziari ad hoc per le esigenze dell’attività agroalimentare. Con il Protocollo sono inoltre potenziati gli strumenti di garanzia e si istituisce un programma formativo per gli imprenditori agricoli. Attraverso una filiera creditizia dedicata, un team centrale e una rete di specialisti territoriali di Intesa Sanpaolo, con il sostegno del ministero per le Politiche agricole, delle associazioni e degli enti locali, si garantisce poi il supporto finanziario e di consulenza alle imprese agricole. Il Protocollo di intesa ha come obiettivo principale quello di semplificare l’accesso al credito per le aziende dell’agroalimentare italiano. L’intento è quello di incrementare l’internazionalizzazione e valorizzare gli investimenti nelle filiere produttive, con un primo ambito di azione relativo al settore zootecnico e al sistema lattiero-caseario nazionale. Le misure previste dall’accordo sono finalizzate a sostenere inoltre investimenti su temi chiave per il futuro del comparto come l’innovazione tecnologica, favorendo la nascita di start up, la digitalizzazione e l’e-commerce. Tutto questo, nelle previsioni, si traduce in 6 miliardi di euro in tre anni di credito dedicato all’agroalimentare che possono generare 10 miliardi di euro di investimenti potenzialmente attivabili con 70mila nuovi posti di lavoro stimati. “Dopo un 2015 molto positivo – ha affermato il ministro Martina – l’agroalimentare italiano può ancora accelerare. Vogliamo sostenere la crescita delle imprese e la creazione di nuova occupazione e per questo servono investimenti, credito e un rapporto più semplice tra banche e imprese. Questo accordo con Intesa Sanpaolo rappresenta un tassello importante della strategia a sostegno di un settore che si sta dimostrando sempre più centrale per l’economia italiana”.

SUINI

Negativa la redditività degli allevatori anche a dicembre, bene solo quella di macellatori e stagionatori

Anche dicembre, per la suinicoltura italiana, si è chiuso per gli allevatori con il segno negativo. Lo rende noto il Crefis (Centro ricerche economiche sulle filiere suinicole) nella sua mensile newsletter sull’andamento del comparto. Per il terzo mese consecutivo, infatti, la redditività degli allevatori è peggiorata rispetto a novembre 2015 incassando un -7,1%, mentre rispetto a dicembre 2014 il calo è stato di -3,9%. Secondo l’analisi condotta dai ricercatori di Crefis a gravare sul settore è la pesantezza del mercato dei suini da macello, nonostante il calo dei principali costi di produzione alimentari, a iniziare da mais e soia. Il prezzo medio di questa tipologia di capi sul mercato di Modena si è fermato a dicembre a 1,242euro/kg, in calo del 7,2% rispetto al mese precedente, ma a colpire è soprattutto il dato tendenziale, che segna -8,9%. Negativa anche la congiuntura dei suini leggeri, con prezzi che sempre a dicembre sono scesi del 4,9% rispetto a novembre mentre rispetto a un anno prima (dicembre 2014) il dato è positivo con un incremento del 2,5%.
Bene invece la fase di macellazione. La redditività ha segnato un +10% su base congiunturale e +12,5% su base tendenziale: una delle migliori performance in oltre un decennio. Il risultato scaturisce dal forte calo del prezzo dei suini, principale costo per i macellatori, ma anche per la buona fase del mercato dei lombi freschi, i cui prezzi a dicembre sono saliti alla Cun del 10,7% rispetto a novembre (con variazioni tendenziali ancora però negative: -3,8%). Dicembre ha mostrato un forte aumento anche della redditività della fase di stagionatura dei prosciutti, sia Dop che generici. In particolare, l’indice Crefis della stagionatura del Prosciutto di Parma Dop pesante è migliorato, rispetto a novembre, del 4,2% e addirittura del 14% rispetto al 2014. Per quanto riguarda i prosciutti generici la redditività è migliorata dello 0,5% su base congiunturale e dell’1,5% su base tendenziale.

 

SUINICOLTURA E MERCATO COMUNITARIO

Lieve l’aumento produttivo previsto nel prossimo decennio

Nello scorso mese di dicembre la Direzione generale agricoltura della Commissione europea ha diffuso le previsioni a medio termine sul mercato agricolo comunitario. In una nota diramata nei giorni scorsi da Anas (Associazione nazionale allevatori suini) viene fatto il punto sul comparto suinicolo europeo. I servizi della Commissione prevedono infatti una crescita marginale della produzione suinicola nel prossimo decennio (+0,2%/anno) dovuta sia a motivi di tutela ambientale che a una flessione dei consumi di carne suina a livello comunitario. Tra i maggiori produttori, gli aumenti interesseranno solo alcuni Paesi tra cui la Germania, la Spagna, la Polonia e l’Olanda, mentre in Danimarca e in Italia è previsto un leggero calo produttivo. Secondo il rapporto, si verificheranno dei progressivi cambiamenti nell’organizzazione produttiva della Ue: Olanda e Danimarca si specializzeranno nella produzione di suinetti e incrementeranno le loro esportazioni, mentre la Germania e la Polonia si confermeranno forti importatori di suinetti (nel 2013 già assorbivano il 78% del mercato comunitario). La domanda di carne suina a livello mondiale si manterrà sostenuta, anche se crescerà più lentamente rispetto al precedente decennio (+2% l’anno anziché +3,1%). Nel 2025 la richiesta mondiale dovrebbe raggiungere gli 8,8 milioni di tonnellate e sarà sostenuta soprattutto dall’Asia e dall’Africa Sub Sahariana. Buona parte della domanda sarà assorbita dalla Cina. Dopo il forte aumento dei consumi pro-capite già registrato tra il 2014-2015, nei Paesi della Ue N13, quelli che sono entrati a far parte dell’Unione più di recente, ci si attende un’ulteriore crescita, soprattutto in Polonia e in Romania, fino a raggiungere i 34,9kg/pro-capite nel 2025. Al contrario, nei Paesi della Ue-15 i consumi pro-capite sono previsti in calo (arriveranno a 31,1kg/pro capite nel 2025). Nel prossimo decennio, secondo gli esperti della Commissione, i prezzi dei suini dovrebbero avere un andamento più sostenuto (+11% nel 2025 rispetto al 2014) grazie soprattutto alla domanda elevata che si registrerà a livello mondiale.

 

XYLELLA FASTIDIOSA

Per il direttore dell’Informatore Agrario si tratta di un altro pasticcio all’italiana

Dopo l’iniziativa della Procura di Lecce che sulla vicenda legata all’emergenza causata dalla Xylella fastidiosa a fine anno ha messo sotto sequestro preventivo gli olivi interessati dalla programmata rimozione, prevista dal Piano messo a punto dal Commissario Straordinario Giuseppe Silletti bloccandone in buona sostanza l’attuazione volta a contenere l’emergenza fitosanitaria, il direttore della rivista L’Informatore Agrario, Antonio Bossetti, sul n. 1 della rivista, ha firmato un fondo in cui sottolinea che “la vicenda della Xylella fastidiosa in Puglia è senza dubbio un altro grave pasticcio all’italiana. E lo diciamo – scrive – con profondo rammarico perché ancora una volta il nostro Paese non fa una bella figura. Innanzitutto con l’Unione europea, la quale ha già sottoposto l’Italia a procedura di infrazione per il mancato rispetto dei termini di applicazione delle misure di emergenza per la lotta alla Xylella, individuate dalla Ue addirittura nel febbraio 2014. In merito, Enrico Brivio, portavoce della Commissione, da noi a suo tempo interpellato aveva ribadito la posizione di Bruxelles secondo la quale era necessario implementare le misure stabilite dall’Unione contro il batterio per evitarne la diffusione sul territorio europeo. Lo scenario però si è notevolmente complicato in seguito alle iniziative intraprese dalla Procura di Lecce, che oltre ad aver indagato 10 persone tra ricercatori e funzionari pubblici, ha sospeso ogni azione di contrasto alla Xylella. E proprio dalle informazioni rese pubbliche negli atti della Procura – scrive ancora Boschetti – emerge l’altro aspetto poco onorevole per il nostro Paese e nel caso specifico per il mondo della ricerca pugliese, accusato esplicitamente dalla magistratura di aver ‘gestito in maniera monopolistica lo studio del batterio della Xylella’. Al di là della disputa tra ricercatori e dei contrasti con Bruxelles, ancora una volta constatiamo che saranno gli agricoltori a pagare il conto di un sistema Paese poco efficiente”. Boschetti termina chiedendosi “chi si occuperà di portare avanti la ricerca sulla Xylella e capire se è davvero l’agente principalmente responsabile della sindrome del disseccamento rapido dell’olivo? Chi sta pensando agli interessi degli olivicoltori? Anche Bruxelles e i servizi fitosanitari delle Regioni limitrofe alla Puglia hanno manifestato la loro preoccupazione e se i tempi saranno quelli tipici della giustizia italiana c’è davvero di che preoccuparsi”.