∎ OSSERVATORIO ARCHI E TASTI DI CREMONAFIERE Notiziario n. 30 del 24/03/2016

Come studiare – 1

“Ogni dito al suo posto” (di Roberto Prosseda)

Nel suonare il pianoforte è molto importante essere sempre consapevoli di dove e come le nostre dita si muovono. Sembrerebbe un’ovvietà, ma non lo è: spesso capita, anche ai professionisti, che il lavoro dell’esecutore diventi quello di un “domatore di dita”, quasi a dover contrastare una loro tendenza a muoversi ed agire indipendentemente dalla nostra volontà.

In concerto o in situazioni di particolare tensione (esami, audizioni, registrazioni), in effetti, il sistema nervoso funziona diversamente, e potrebbe facilmente entrare in campo un regime di “emergenza”, in cui riaffiorino abitudini o tensioni muscolari che normalmente non appaiono nello studio domestico.

Per prevenire questo e per mantenere un controllo adeguato e sereno del nostro sistema muscolare e mentale durante l’esecuzione musicale, è fondamentale la preparazione nello studio quotidiano.
Ciò che facciamo nelle ore che ogni giorno dedichiamo alla pratica dello strumento determinerà il nostro rendimento. La fortuna e le circostanze imprevedibili hanno certamente un ruolo nella riuscita di un concerto, ma la loro influenza può essere più o meno controllata proprio in base alla stabilità e alla sicurezza che abbiamo guadagnato grazie allo studio preparatorio.

Durante i miei corsi ho appurato che gran parte degli studenti non hanno un metodo di studio, né si pongono il problema di come studiare. Lo studio viene spesso sostituito da una mera ripetizione di un brano da capo a fondo, magari senza individuare i problemi, e, quindi, senza risolverli. Oppure, al contrario, si riduce in una metodica, ma sterile ripetizione di passaggi tecnici a velocità ridotte, con o senza l’uso del metronomo, o attraverso varianti ritmiche o di accentuazione.
Tutte queste prassi non sono né giuste né sbagliate a priori: possono anche far parte delle fasi preparatorie di un concerto, ma da sole certamente non bastano a garantirci un controllo e una consapevolezza sufficiente per gestire al meglio l’esecuzione musicale dal vivo.

Cosa fare, dunque, quando si studia un brano? Ciò che io suggerisco è di fare sempre attenzione sin dall’inizio dell’apprendimento di un nuovo brano, a dove “mettiamo le dita”, e a verificare il risultato sonoro con un continuo feedback di ascolto. Mi spiego: è fondamentale visualizzare mentalmente, qualche istante prima di suonare, la posizione della mano sulla tastiera, e prefigurarsi il suono (la qualità del suono: dinamica, attacco, articolazione) anticipatamente. In tal modo, ogni suono sarà adeguatamente “voluto” e preparato con la giusta attenzione. Viceversa, può accadere di arrivare troppo tardi, impreparati, all’emissione di un suono, ed è in questi casi che aumenta il rischio di errore: e per errore non si intende solo una nota sbagliata, ma anche un suono che non corrisponda a quello che noi vorremmo. Facendo un passo indietro, è quindi fondamentale che ogni suono sia già perfettamente messo a fuoco nella mente dell’interprete, sia nelle sue caratteristiche musicali, sia nelle modalità fisiche per ottenerlo. Qui entrano in campo la posizione della mano, l’assetto del braccio, la parte del dito e il tipo di leva che useremo (l’ultima falange, l’intero dito, l’intera mano, l’avambraccio o il braccio) e il movimento dell’intero sistema braccio-mano-dita, a disegnare un gesto tecnico che corrisponda alle nostre intenzioni musicali.

Non è possibile spingersi oltre in particolari tecnici in questa sede, senza l’aiuto di una dimostrazione pratica, ma possiamo analizzare solo un ultimo dettaglio. Partiamo da un assioma incontrovertibile: ogni nota sbagliata è dovuta al fatto che il dito non si trova sul tasto giusto al momento di suonarla. Anche questa pare una ovvietà, ma tuttavia la maggior parte delle note errate potrebbe essere evitata se solo facessimo in modo che ogni dito sia esattamente dove noi vogliamo. Ossia, per tornare al discorso iniziale, non lasciamo che le dita si posizionino sui tasti in modo casuale, e non controllato da noi. Quando osservo giovani studenti suonare, spesso posso facilmente prevedere le note che sbaglieranno ancor prima che essi le suonino: semplicemente perché vedo che hanno le mani in un assetto che non consentirà di abbassare il tasto nei tempi e nei modi necessari. In questo senso, suonare il pianoforte richiede un’attenzione simile a quella di uno sciatore di slalom, o di un pilota di formula uno: in entrambi i casi, è necessario, come dicevamo, prevedere con congruo anticipo ogni spostamento di assetto, ogni cambio di direzione, ed essere con la mente sempre avanti rispetto al luogo che stiamo percorrendo. Il tipico errore dello slalomista è di arrivare in ritardo a una curva, non avendo spostato l’assetto del bacino in tempo per la curva seguente. Bene, questa è una perfetta metafora per ciò che accade quando suoniamo il pianoforte, in passaggi rapidi o con doppie note, in cui è fondamentale una particolare attenzione all’ascolto del corpo: dove stiamo mettendo il peso, che tipo di leva stiamo usando, quanto tempo abbiamo per portare le dita sulla loro prossima posizione.

Si potrà obiettare: ma la musica deve preservare anche l’aspetto della spontaneità e dell’estemporaneità, non possiamo ricondurre un’esecuzione al totale controllo muscolare e delle posizioni sulla tastiera. Sono pienamente d’accordo anch’io: nel concerto dal vivo dobbiamo avere l’agio necessario per abbandonarci alla musica, senza pensare a tutti gli aspetti legati al controllo; e proprio per giungere a questo risultato è importante che nello studio quotidiano, viceversa, la nostra mente e il nostro corpo imparino a gestire al meglio tutti i parametri dell’esecuzione, così che assumano i necessari automatismo per consentirci un’interpretazione intensa, coinvolgente, entusiasta.

Entropia e accordatura

Un nuovo software per l’accordatura dei pianoforti è stato messo a punto da due ricercatori della Hochschule für Musik di Würzburg, Christoph Wick e Haye Hinrichsen. Si chiama “Entropy Piano Tuner” e si basa sul calcolo dell’entropia tra i rapporti di frequenza delle vibrazioni delle corde di ogni singola nota del pianoforte. Le corde del pianoforte, infatti, non sono accordate secondo i rapporti naturali dati dai suoni armonici, ma in base al temperamento equabile, che apporta leggeri aggiustamenti agli intervalli. Va inoltre considerato il fenomeno della disarmonicità: i corpi metallici entrano in vibrazione secondo una modalità che altera le frequenze naturali. La disarmonicità è, infatti, molto più evidente nei pianoforti moderni con telaio in ghisa.

L’Entropy Piano Tuner è un software compatibile con Windows, Mac e Linux, e agisce in tre fasi:
registrazione dei suoni di ciascun tasto del pianoforte e successiva analisi delle frequenze;
calcolo dell’entropia ottimale per quello specifico pianoforte
assistenza all’accordatura manuale

Gli autori del software dichiarano di essere ben consapevoli che un software non può eguagliare la finezza di una buona accordatura ad orecchio, ma ritengono che l’Entropy Piano Tuner possa essere un valido strumento per gli accordatori professionisti per facilitare e ottimizzare il loro lavoro.

Maggiori informazioni sul sito ufficiale del software: clicca QUI

Come studiare – 2

Lasciare che le note suonino da sé (di Roberto Prosseda)

A proposito dello studio quotidiano del musicista, nel precedente articolo ho parlato dell’acquisizione del controllo completo di ciò che facciamo mentalmente e fisicamente durante l’esecuzione. Questa può essere la prima fase della preparazione di un’esecuzione. Una volta raggiunto un sufficiente automatismo in questo senso, anche nello studio possiamo iniziare a “lasciarci andare”, senza però abbandonare un continuo ascolto dei risultati della nostra esecuzione. Per “lasciarci andare” intendo un approccio vigile, ma allo stesso tempo non invasivo, rispetto all’esecuzione fisica del brano. Possiamo lasciare che le nostre mani, senza alcuna forzatura, suonino seguendo esattamente la musica che ci scorre dentro: quasi che stessero rispondendo non alla nostra volontà, ma alla musica stessa, e che noi fossimo contemporaneamente interpreti ed ascoltatori di tutto ciò.

È utile, per raggiungere questo approccio, pensare alla musica come qualcosa che accade a prescindere dalle nostre azioni: noi non dobbiamo fare altro che “lasciarla uscire” dallo strumento, e le nostre dita e la nostra mente non devono opporre alcuna resistenza. Le tipiche resistenze che potremmo involontariamente esercitare riguardano inconsapevoli tensioni muscolari alle spalle, all’addome, ma anche nelle dita dei piedi e nella mandibola: molti muscoli spesso si contraggono, specie quando siamo emotivamente tesi, fuori dal nostro controllo. Se anche nello studio stiamo attenti a mantenere un continuo e consapevole stato di rilassatezza muscolare, riusciremo a “memorizzare” questo stato e più facilmente potremo riproporlo anche in una situazione di maggiore stress.

Un altro tipo di resistenza riguarda anche i nostri pensieri: se durante un concerto pensiamo, ad esempio, che potremmo sbagliare quel passaggio che stiamo per suonare, ciò certamente non aiuta un’esecuzione rilassata e naturale. Lo scorrere dei pensieri, come anche la gestione dello sguardo e l’attenzione verso uno specifico dettaglio musicale sono tutti elementi che possono essere controllati e ordinati, in modo da renderli più funzionali alla riuscita di un’esecuzione, riducendo i rischi di incidenti e aumentando la nostra tranquillità e consapevolezza sul palco. Viceversa, può essere utile abituarci, anche nella fase di studio avanzata (ossia quando abbiamo acquisito tutti gli automatismi necessari), a provare un’esecuzione pensando a tutt’altro: vagare con le mente, e, addirittura, tenerla occupata in altre attività esterne alla musica che stiamo eseguendo (come, ad esempio, ruotare il collo o respirare profondamente) può paradossalmente rendere l’esecuzione più libera e spontanea, in quanto disattiva delle potenziali interferenze della nostra mente con gli automatismi che abbiamo acquisito nella precedente fase di studio.

Qualcuno potrà obiettare: ma in tal modo non si perde la concentrazione? Mentre suoniamo un brano, non dovremmo concentrarci sulla musica, anziché divagare su altri pensieri? La risposta è “ni”: la nostra mente è ben più complessa e capace di quanto si possa pensare, e, come avviene nei sistemi operativi dei moderni computer, più attività e più pensieri avvengono contemporaneamente, molti dei quali in “background”: e spesso, quando abbiamo acquisito tutti i necessari automatismi, se l’esecuzione musicale è “emessa” in background, ci verrà più facile avvicinarla ulteriormente al nostro più profondo sentire artistico.

Lezioni di musica via internet

Con l’implementazione delle connessioni internet, anche molti Conservatori e scuole di musica si stanno attrezzando per offrire agli studenti servizi di distance learning, ossia lezioni di musica a distanza. Si tratta di un’opportunità importante per chi vive lontano dalle università, o addirittura anche in altri continenti, per poter seguire le lezioni e interagire con le migliori scuole in cui si insegna la performance musicale. Naturalmente, non è così semplice superare i problemi tecnici dati dalle connessioni internet: allo stato attuale, quasi tutti i sistemi di collegamento online non consentono una alta qualità di trasmissione del suono via internet in tempo reale, che invece è di fondamentale importanza per una lezione di musica. Tuttavia, le cose si stanno evolvendo molto rapidamente, e dal 2012 è in sperimentazione una nuova tecnologia sviluppata proprio per le lezioni di musica via internet: si chiama LOLA (sta per “Low-LAtency”), e permette di suonare in tempo reale via internet senza la minima latenza. Richiede una velocità di connessione elevatissima (circa 800 megabit per secondo), ma rappresenta senz’altro una fondamentale innovazione, che apre la strada a prospettive di grande interesse. LOLA è stato sviluppato in Italia, dal Conservatorio Tartini di Trieste. Maggiori informazioni sul dossier di Musical America dedicato al tema delle lezioni di musica a distanza:

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